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Lo scontro finale nel Pd

Nel Pd è in atto uno scontro finale. La posta va oltre le alleanze in vista delle elezioni politiche. Riguarda la cultura stessa del partito, una volta si sarebbe detto l’ideologia.Nel Pd continuano a esserci due corpi separati, come prima della scissione.Renzi e i suoi da una parte, il resto del partito dall’altra.Usciti D’Alema, Bersani e la Ditta, lo scontro adesso è tra Renzi e gli altri fondatori. Veltroni, Franceschini, Romano Prodi. Quel che resta della cultura socialdemocratica e della componente cattolico sociale. Si scontrano con Renzi sul centrosinistra, ma gli stanno dicendo che ha stravolto l’essenza del Pd. Il ministro della Cultura lo afferma con chiarezza: “stiamo perdendo contatto coi ceti sociali che sono da sempre la base del nostro consenso”. Veltroni aveva parlato di un Pd senza più una identità. Renzi invece sta approfittando della sconfitta alle amministrative per allontanarsi ancora di più dal centrosinistra e la ragione è speculare: dare l’ultimo strappo alla cultura politica del partito, lavorando a una forza politica liberale che abbandoni al proprio destino la vecchia tradizione. Si spiega probabilmente così la ostentata indifferenza alle sconfitte nelle città storiche della sinistra, da Genova a Sesto San Giovanni. Renzi insegue il sogno di un macronismo in versione italiana, partendo da una struttura che già controlla, il Pd, invece che da zero come il neo presidente francese. Quanti consensi possa ottenere, è la vera incognita. In Italia, come in Francia, la destra è ormai salvinizzata nei temi prima ancora che nelle sigle e nelle formule. La sinistra è ai minimi termini. Ma le analogie finiscono qui. Il centro, per antica consuetudine, è cattolico, moderato, diviso tra anima conservatrice e anima sociale.E i sentimenti di insoddisfazione, di rabbia, di rifiuto della politica sono molto profondi e Renzi è un leader divisivo, catalizzatore di profonde antipatie. Fattori che rendono il calcolo di Renzi al limite dell’azzardo.

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Abbiamo raccolto la testimonianza di un giovane iraniano, che ha appena lasciato il suo paese. La sua famiglia vive nella zona occidentale dell’Iran, mentre lui vive all’estero ed era tornato a casa per Natale. È riuscito a ripartire domenica scorsa. Ci ha raccontato la repressione delle manifestazioni, alle quali ha partecipato anche lui. L’intervista di Emanuele Valenti. "Ero in Iran dal 23 dicembre. Sono tornato a casa per vedere la mia famiglia durante le vacanze di Natale. Sono rimasto lì fino a domenica mattina, quindi fino a quattro giorni fa. In quei giorni ci sono state molte proteste nella mia zona, soprattutto nel primo e nel secondo giorno dopo l’appello del re Reza Pahlavi. Ci sono stati molti feriti e molte persone uccise dal governo, soprattutto durante la seconda notte. La seconda notte è stata estremamente violenta, almeno nella mia regione".

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    Dal Niguarda alla Valtellina, le Olimpiadi lasciano in eredità i medici con la valigia

    Le Olimpiadi invernali potrebbero lasciare in eredità a Milano una sanità più povera. Durante il periodo dei Giochi l’ospedale Niguarda comincerà a gestire le attività di ambulatorio del punto di primo intervento di Livigno, in Valtellina, ma non lo farà solo per le settimane delle gare. Una delibera di Regione Lombardia ha stabilito che questo nuovo modello diventerà ordinario: medici di pronto soccorso e ortopedici presteranno servizio sia a Milano sia in provincia di Sondrio per colmare le carenze della zona montana. Una prospettiva che tra i sanitari coinvolti sta creando malumori sempre più diffusi. Bruno Zecca, segretario della Funzione pubblica Cgil Medici della Lombardia, al microfono di Luca Parena.

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