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Lione, il laboratorio della violenza politica (dell’estrema destra)

19 febbraio 2026|
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Lione, il laboratorio della violenza politica (dell’estrema destra)

Dopo l’omicidio di Quentin Deranque, militante di estrema destra pestato a morte in uno scontro tra militanti neofascisti e di sinistra, la giornalista Marie Allenou di Rue89, esperta di estrema destra, racconta dieci anni di violenza politica a Lione, un vero laboratorio per l’estrema destra francese dove si registrano decine di aggressioni e violenze: “Abbiamo recensito 102 atti che vanno dai crimini d’odio, come l’esposizione di uno striscione LGBT, ad atti estremamente violenti come percosse o aggressioni a locali o eventi. Su questi 102 atti attribuibili all’estrema destra radicale a Lione tra il 2010 e il 2025, abbiamo scoperto che in 70 casi non c’è stato nessun intervento da parte della polizia o della magistratura. Quindi osserviamo non proprio un’assenza di reazione, ma certamente un’inerzia. Non c’è stata una forte risposta politica, giudiziaria e di polizia a questi gruppi”. La risposta l’hanno organizzata gruppi di giovani di sinistra che la giornalista ci racconta. L’intervista di Luisa Nannipieri.

Lione è una città che ha subito violenze di estrema destra fin dai primi anni 2000. Nel corso degli anni si sono affermati diversi piccoli gruppi in rappresentanza di vari movimenti e correnti dell’estrema destra: nazionalista, monarchica e identitaria. Avevano aperto diverse sedi in città. In un quartiere di Lione chiamato Vieux Lyon (Vecchia Lione), c’erano fino a tre o quattro sedi di questo tipo che operavano contemporaneamente. Gli identitari sono rimasti più a lungo: hanno aperto una sede nel 2010 e l’hanno chiusa nel 2024. La loro presenza ha fatto sì che la città diventasse, in un certo senso, l’epicentro di queste idee radicali di estrema destra in Francia, della loro violenza e dei loro metodi violenti. Sono cose che si sono manifestate in città, dove ci sono stati numerosi attacchi e aggressioni. E in risposta a tutto ciò, a Lione si è sviluppato anche un movimento antifascista piuttosto forte. Nel 2022, quando ho iniziato a indagare seriamente su questo tema, eravamo a un punto in cui, in seguito alle proteste contro il green pass del 2021, nel contesto della crisi, si sono verificati molti scontri tra gruppi di estrema destra e antifascisti, ma anche, più in generale, anarchici di sinistra, ecc., che essenzialmente partecipavano a questi movimenti anti-green pass. Sono anche di aumentati gli attacchi da parte dell’estrema destra contro attivisti di sinistra, persone di colore o LGBT. Penso ad esempio all’aggressione di fine 2022 a un giovane che faceva volantinaggio all’uscita di una stazione della metropolitana per la chiusura dei locali degli identitari.

Come mai questi gruppi si impiantano a Lione, al punto che già nel 2019 i servizi francesi chiamano la città la culla dei movimenti e dell’attivismo di estrema destra?

La storia di Lione è profondamente legata a quella dell’estrema destra. Dalla fine degli anni ’80 e ’90 in poi, qui c’erano dei pensatori revisionisti e negazionisti che hanno attratto un’intera generazione di giovani di estrema destra, tra cui figure come Bruno Gollnish, che è stato sia professore all’Università di Lione III che rappresentante del Rassemblement National. Abbiamo avuto movimenti come la Jeunesse Nationaliste e anche l’Oeuvre française di Yvan Benedetti era strettamente legata al Fronte Nazionale. E poi c’era tutta questa galassia di nazionalisti identitari. Noi di rue89 (rue catreven’nef) abbiamo condotto un’importante indagine retrospettiva, a fine 2025, su 15 anni di presenza dell’estrema destra a Lione. E quello che abbiamo dimostrato è che c’era una certa inerzia da parte delle autorità pubbliche, una sorta di cecità politica anche, riguardo a ciò che l’estrema destra stava facendo a Lione, perché probabilmente la consideravano una violenza marginale. Gérard Collomb, a lungo sindaco di Lione, non voleva parlare di queste violenze per non dare un’immagine negativa della città. Abbiamo anche studiato le procedure giudiziarie e abbiamo osservato diverse lacune in numerosi procedimenti giudiziari riguardanti l’estrema destra. Abbiamo recensito 102 atti che vanno dai crimini d’odio, come l’esposizione di uno striscione LGBT, ad atti estremamente violenti come percosse o aggressioni a locali o eventi. Su questi 102 atti attribuibili all’estrema destra radicale a Lione tra il 2010 e il 2025, abbiamo scoperto che in 70 casi non c’è stato nessun intervento da parte della polizia o della magistratura. Quindi osserviamo non proprio un’assenza di reazione, ma certamente un’inerzia. Non c’è stata una forte risposta politica, giudiziaria e di polizia a questi gruppi. Abbiamo dovuto aspettare fino all’inizio degli anni ’20 perché le autorità pubbliche si interessassero molto di più a questo tema, in particolare attraverso la creazione nel 2021, presso la prefettura, di un gruppo di monitoraggio della violenza politica, che all’epoca coinvolgeva sia l’estrema destra che l’estrema sinistra. Questo gruppo ha portato in particolare, nel 2024 e nel 2025, allo scioglimento dei principali gruppi identitari e nazionalisti e alla chiusura di tutti i locali di estrema destra nella città di Lione.

Secondo lei quest’inerzia è da collegare con l’aumento dei gruppi militanti antifascisti e di sinistra a Lione e a un aumento degli scontri violenti?

Quello che posso dire è che per 15 anni gli attivisti di sinistra, e intendo attivisti di comunità, membri di sindacati, persone impegnate nella difesa dei migranti, sono stati presi di mira e attaccati da gruppi di estrema destra. Non parliamo di antifascisti che fanno davanti a quelli di destra con il pugno chiuso, per intenderci. Quindi in città si è creato un clima di paura, in un certo senso, e c’era anche la necessità di mettere in sicurezza manifestazioni, eventi e attivisti di sinistra. Hanno cercato di allertare le autorità, ma non hanno ottenuto molto. Lo abbiamo osservato anche noi: non hanno ricevuto una protezione sufficiente. In questo contesto, intorno al 2013, dopo la morte di Clément Méric, si sono sviluppati diversi movimenti antifascisti. Assistiamo alla creazione del GAL, il gruppo antifascista di Lione e dintorni, più incentrato su un antifascismo autonomo e libertario, che si opporrà ai gruppi di estrema destra nelle strade. Da quel momento in poi, ci sono stati scontri. Poi, nel 2018, nasce la “Jeune Garde”, composta da attivisti di vari gruppi di sinistra, come il Nuovo Partito Anticapitalista, i sindacati, ecc. Considerano che ci sia bisogno di difendersi e se ne assumono la responsabilità. Promuovono un antifascismo che poggia su due gambe. Una è quella delle figure di spicco e della presenza mediatica, più mainstream. Sono in contatto con partiti politici, associazioni, sindacati di sinistra. L’altra gamba è quella che chiamano contro-violenza o, all’epoca, autodifesa popolare. Si tratta di garantire la sicurezza agli eventi, ma anche di scendere in piazza per difendere il proprio campo dai fascisti. È qui che il confine tra le due a volte diventa un po’ labile. Cos’è l’autodifesa e cos’è, in definitiva, la violenza?

Che aria si respira oggi a Lione ? Pensando anche alla manifestazione indetta per sabato in omaggio a Quentin Deranque.

Per ora non ci sono stati troppi problemi in città. Una sede sindacale è stata vandalizzata, e anche la vetrina di una libreria, La Plume Noire, che è regolarmente presa di mira dall’estrema destra. Entrambe sono state vandalizzate, ma non abbiamo visto altri segnali di agitazione dell’estrema destra radicale, pensiamo che potrebbero essere in stato di shock in questo momento, ma che le cose potrebbero cambiare più avanti, alla manifestazione di sabato. Ci aspettiamo una grande folla. Certamente militanti da tutta la Francia, ma anche dall’Europa, non lo sappiamo. Pensiamo che non ci saranno violenze durante la manifestazione, forse non necessariamente, o almeno nessuna azione particolare delle destre, ma potrebbe accadere più avanti o a margine della manifestazione. Siamo pronti a tutto. Perché a Lione sappiamo che questa particolare estrema destra è capace di violenza.

Invece a sinistra, qual è lo stato d’animo?

Tutte le nostre fonti antifasciste e di sinistra con cui stiamo parlando ci dicono la stessa cosa: “Li abbiamo avvertiti per anni, dicendo che pensavamo che qualcuno sarebbe morto. Ma pensavamo che il morto sarebbe stato dalla nostra parte”. Non negano il fatto che a volte ci fossero scontri molto violenti tra le due parti e quindi non escludevano che potesse finire male a un certo punto. In questo caso, a giudicare dalle ultime immagini che abbiamo visto, siamo chiaramente ben al di là di una semplice rissa: è stato un vero pestaggio, non era un’azione di difesa. Quindi sì, le fonti antifasciste ci dicono di aver temuto che potesse accadere un fatto simile, ma che pensavano fosse più probabile che accadesse a uno dei loro.

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