L’IDF ammette di aver sparato sull’auto di Hind Rajab, la bambina diventata simbolo della tragedia di Gaza

Sono passati due anni, ma quella voce non si spegne mai. È di Hind Rajab, cinque anni, registrata al telefono dai soccorritori della Mezzaluna Rossa mentre, intrappolata in un’auto a Gaza City, tra i corpi dei suoi familiari, chiedeva aiuto. Invano.
Quella telefonata racconta più di ogni altra cosa la tragedia dei gazawi. Ed è stata immortalata dal film “La voce di Hind Rajab”, premiato al Festival di Venezia.
Negli Stati Uniti, il suo nome è diventato un simbolo di protesta. Nella primavera del 2024, tre mesi dopo la sua uccisione, gli studenti della Columbia University occuparono l’edificio Hamilton Hall, che diventò «Hind’s Hall» in suo onore. Il rapper Macklemore le dedicò una canzone dallo stesso titolo, diventata l’inno della mobilitazione contro la guerra.
E la sua eredità non si è fermata lì. Da due anni la Hind Rajab Foundation dà la caccia ai soldati dell’IDF accusati di crimini di guerra: li scova nei video che loro stessi postano sui social e li denuncia nei Paesi dove vanno in vacanza.
Decine di casi, in tutto il mondo, al punto che l’esercito israeliano avrebbe avvertito i propri soldati di evitare certi viaggi all’estero.
Quasi tutti i casi riesaminati dalla procura militare israeliana sono stati archiviati. Il suo caso, per miracolo, rimane aperto. È come se quella voce, così fragile, ancora oggi fosse l’unica che l’esercito israeliano non riesce a mettere a tacere.
(foto di hindrajabfoundation.org)
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