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Liberazione, tra 25 aprile e Padre Nostro

22 aprile 2026|Marco Garzonio
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L'ambrosiano di Marco Garzonio

In vista del 25 aprile, dinanzi a snaturamenti dell’annuncio cristiano in atto in Europa e negli Usa propongo una lettura adattata del Padre nostro:
Padre nostro, di noi tutti, nati nel Paese e migranti, resistenti di ieri e d’ogni giorno, Costituenti e fascisti d’allora e di sempre, dei papi Leone e Francesco e di Trump (costa dirlo, ma è così), del cardinale Pizzaballa e del soldato israeliano che nel Libano invaso distrugge il crocifisso e del suo governo che lo punisce ma bombarda e uccide di continuo, dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania e dell’Europa “cristiana” che impagliata in sensi di colpa non sanziona Netanyahu e non fa un buon servizio alla causa ebraica; che sei nei cieli, vegli sulla storia, lontano da mani che ti tiran dalla loro, t’impongono l’elmetto, inventano improbabili selfie sui social, ti blindano in sale ovali e cremlini; sia santificato il tuo nome: riconosciamo che sei santo di tuo, non perché ti incensiamo noi o ti poniamo in competizione con altri; venga il tuo regno, di poveri in spirito, afflitti, miti, quelli che han fame e sete di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati; sia fatta la tua volontà, parafrasando Isaia: sovvertire il ragionare del mondo, trasformare le spade in aratri e le lance in falci, far pascolare lupo ed agnello; come in cielo così in terra, nei grandi discorsi, negli ideali, in Carte dei diritti e Costituzioni e nella pratica d’ogni giorno con donne, bambini, anziani, poveri, disperati; dacci oggi il nostro pane quotidiano: dignità, casa, lavoro in sicurezza, cura di corpo e mente, prevenzione, scuola, cultura, servizi, alberi, fiumi, mari; e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori: perdonaci indifferenza, responsabilità che non ci prendiamo, proiezioni che facciamo sugli altri, taccagneria negli affetti, carezze e baci non dati, parole non ascoltate, mani non tese, perdono che non siam capaci di dare; e non abbandonarci alla tentazione di essere autosufficienti, migliori degli altri, tuoi rappresentati “in esclusiva”, presunti padroni di persone, natura, cose, storia, rancorosi, vendicativi; ma liberaci dal male, da noi blindati in noi stessi, dal credere tocchi a te o ad altri garantire libertà e diritti, mentre insegnava a noi liceali don Giovanni prete della Resistenza «non esistono liberatori, ma popoli che si liberano»: tutti i giorni, in ogni circostanza, dediti, generosi, solidali, con coraggio; Amen: sia così davvero perché sei Padre nostro, ci hai fatti liberi di praticare il bene comune e profondere semi di speranza o spargere germi di inimicizie, odi, guerre, disumanità, distruzioni.

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