Green Deal. L’Europa tradisce le politiche ambientali

Mentre l’Europa, da nord a sud, è attraversata da una nuova ondata di caldo estremo, a livello politico sembra ancora tutto bloccato, anzi si va all’indietro. A livello UE non si può fare molto perché la salute è competenza nazionale, ma Bruxelles ha comunque stimolato in questi anni politiche comuni per il clima con oltre 100 miliardi di euro che avrebbero potuto quanto meno tamponare un’emergenza ormai diventata la normalità. E, invece, l’ambizione non ha trovato spazio nei fatti.
Lo dimostra la direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, quella famosa sulle case green, che potrebbe sostenere anche l’installazione di aria condizionata e pannelli solari, ma nessuno dei 27 Paesi membri ha recepito completamente nella propria legislazione nazionale le regole europee introdotte nel 2024. Insomma, si tratta di un completo ammutinamento dei governi sull’obiettivo di rendere il patrimonio edilizio a emissioni zero entro il 2050, a cui la Commissione ha risposto con 27 procedure di infrazione. A questo si somma un’altra battaglia dell’avanguardia revisionista guidata da Italia e Polonia insieme ad altri otto Paesi, cioè quella sullo smantellamento dell’Ets, il sistema che fissa un tetto massimo alle emissioni di gas serra consentite alle aziende e che permette di comprare o vendere quote su un apposito mercato. Proprio oggi la Commissione pubblicherà la sua revisione obbligatoria, che mira ad allineare il sistema all’obiettivo di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040, ma sotto la bandiera della resistenza al Green Deal, i 10 governi che dicono di proteggere l’industria facendo pressioni sulla Commissione stanno di fatto minando le speranze di vedere temperature meno insostenibili in futuro.
Articoli correlati


