32 condanne, circa 200 anni la somma delle pene: oggi la sentenza di primo grado per il ponte Morandi

“Questo ponte non è crollato per caso, questo ponte è crollato per delle responsabilità specifiche, precise, individualizzate, personalizzate, e specificamente individuate.” Così Raffaele Caruso, l’avvocato del Comitato in ricordo delle vittime del ponte Morandi, ha commentato la sentenza di oggi. 32 condanne, gli imputati erano 57. Pene più basse di quelle richieste dai pm, a partire da quella per Giovanni Castellucci, all’epoca del crollo amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, condannato a 12 anni – ne erano stati chiesti 18 e sei mesi – ma c’è stato il riconoscimento della responsabilità di vertici e tecnici sia di Aspi sia della sua controllata Spea engineering, responsabile della manutenzione. 11 anni al capo delle manutenzioni di Aspi, Michele Donferri, 5 anni e sei mesi per l’ex ad di Spea Antonino Galatà. Ed è stato condannato a 5 anni anche Mauro Coletta, che nel 2018 era direttore generale della vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero di infrastrutture e trasporti. Crollo colposo, omicidio colposo, omicidio stradale i reati ipotizzati nel corso del processo. Le parole di Egle Possetti, presidente del Comitato: “Oggi crolla la cortina di fumo che fin dall’inizio ha aleggiato sulla verità, ma non è ancora il capolinea. Questo primo traguardo processuale mette un punto fermo alle elucubrazioni tecniche, difetti costruttivi, bobine, fulmini. Ci sono state pesanti carenze nella gestione, e 43 persone hanno pagato con la vita.”
Raffaele Caruso:
Egle Possetti:
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