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Leoncavallo, 5 milioni per rientrare in via Watteau. Ma dai Cabassi nessuna risposta

08 giugno 2026|Roberto Maggioni
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Leoncavallo

Nuovo capitolo nella storia del Leoncavallo: lo spazio sociale, insieme a una cordata di imprenditori, ha fatto una proposta d’acquisto dell’immobile di via Watteau, ma dalla proprietà – il gruppo Cabassi – non è arrivata alcuna risposta. Il punto è stato fatto in una conferenza stampa fuori dal cancello chiuso dello spazio sociale. I due ambasciatori che hanno condotto la trattativa in questi mesi – Sergio Cusani e Pino Tripodi – hanno spiegato di aver trovato interlocutori attenti in questi 10 mesi, ma soprattutto imprenditori interessati a metterci i soldi per far rivivere un Leoncavallo 4.0 in via Watteau.

Era stata trovata anche una banca disponibile a concedere un mutuo e a promuovere un crowdfunding per l’acquisizione dell’area. Sul tavolo la cordata leoncavallo ha messo 5 milioni di euro, il doppio della stima preliminare del valore dell’area. Una valutazione molto più generosa di qui 2-3 milioni di valore dell’immobile di via Watteau di cui si era parlato fino ad ora.

La risposta del gruppo Cabassi? Nessuna. Che in ambito immobiliare, ma non solo, equivale a un “no”. Nei mesi scorsi interlocuzioni informali tra Leoncavallo e Cabassi c’erano state. I 5 milioni sarebbero stati la base di partenza della trattativa, una trattiva che avrebbe tenuto conto della vocazione sociale e culturale di uno spazio come il Leoncavallo, in questa sua nuova versione: non più illegale, ma nemmeno al 100% proprietaria. L’idea era quella di una improprietà collettiva, formulazione teorica da mettere in pratica, e per farlo il Leo avrebbe voluto partire dal rientro nei capannoni di via Watteau, e i 5 milioni di euro sarebbero serviti a questo.

Quali siano i motivi per i quali la proprietà ha detto no, gli attivisti del Leoncavallo e i due ambasciatori che hanno condotto la trattativa non lo sanno. Ma due ipotesi ci sono: l’attesa di un possibile cambio di colore politico a Palazzo Marino che possa far cambiare anche destinazione d’uso all’area, oppure con questa stessa destinazione d’uso industriale la trasformazione del capannone di via Watteau in un grande data center. È il business del momento, la Regione Lombardia ha appena cucito una leggere regionale su misura e su Milano c’è l’interesse di grossi fondi che vorrebbero acquisire aree ex industriale da trasformare in data center (i capannoni dove stoccare i server che smistano i dati informatici).

La terza opzione è nelle mani dei giovani: rioccuparlo. “A noi tocca solo dichiarare temporaneamente conclusa la nostra opera in attesa che le cose si chiariscano e che ogni attore sociale scelga come procedere” hanno detto Tripodi, Cusani e il portavoce storico del Leoncavallo Daniele Farina.

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