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Legge elettorale, malumori nella Lega sul testo contestato dalle opposizioni

27 febbraio 2026|Anna Bredice
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Salvini Legge elettorale, malumori nella Lega ANSA

Se appare ormai chiaro l’obiettivo per l’attuale maggioranza della legge elettorale, cioè blindare il Parlamento con un numero di seggi molto alto – alla Camera dei Deputati, ad esempio, con il massimo di 230 seggi ne mancherebbero poco meno di una quarantina per avere i due terzi – ciò che invece emerge sempre di più è il malumore che inizia a diffondersi tra gli alleati di Giorgia Meloni.

È soprattutto la Lega quella che avrebbe parecchio da perdere in termini di seggi in Parlamento da questa riforma elettorale: Fratelli d’Italia è l’unico partito che guadagnerebbe seggi in Parlamento, considerando gli ultimi risultati ottenuti secondo il sondaggista Noto. Il partito di Meloni passerebbe da 116 attuali a 143, la Lega scenderebbe con il suo 7% da 59 seggi a 32-38. Anche Forza Italia ne lascerebbe per strada circa 15.

Per questo Matteo Salvini non sembra stracciarsi le vesti per questa proposta, per ora appare un po’ distaccato. Chi nel suo partito fa trasparire il dissenso è il presidente del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che insieme al Veneto forse rappresenta quelle regioni del Nord che perderebbero di più con la scomparsa dei collegi uninominali. “La legge – ha detto Fedriga – deve essere una rappresentazione dei territori e non della forza dei leader di turno”. Non l’ha citata, ma probabilmente si riferisce a Giorgia Meloni che con il suo partito vincerebbe a man bassa, tenendo anche conto del calo dei consensi della Lega nelle regioni del Nord.

Presentata la proposta, gli alleati forse devono ancora trovare un’intesa definitiva, prima ancora di confrontarsi con l’opposizione ed è forse per questo, per evitare che gli alleati alzino troppo la voce, che Fratelli d’Italia minaccia in qualche modo di proporre come emendamento di nuovo le preferenze, non solo come forma di pressione, ma anche per rispondere a chi nell’opposizione accusa Giorgia Meloni di incoerenza. Aveva sempre chiesto le preferenze, dicono, e ora che è al potere preferisce i listini bloccati.

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