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Le piscine a Como sono care come resort. Chi non può spendere resta al caldo

06 luglio 2026|Ecoinformazioni
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le piscine pubbliche di Muggiò

Prezzi dei biglietti d’ingresso quasi raddoppiati, piscine che restano chiuse quando le persone ne avrebbero più bisogno: in estate e con temperature bollenti. Succede a Como e nei dintorni del capoluogo lariano, dove anche gli impianti comunali stanno diventando sempre più esclusivi.

Tutto è iniziato con la promessa che le piscine pubbliche di Muggiò avrebbero riaperto in poco tempo dopo l’elezione del sindaco di Como, Alessandro Rapinese. Da quel momento la città – che ha sì il lago, ma non balneabile ovunque e spesso inaccessibile per via delle distanze e degli intasamenti da turismo – ha progressivamente perso l’accesso alla possibilità, per i comuni cittadini, di potersi permettere almeno una mezza giornata al fresco.
L’ultimo rubinetto chiuso riguarda la piscina di Casate, dove il prezzo del biglietto giornaliero è passato da 7 a 13 euro, come denunciato da Lucas Radice, segretario provinciale di Sinistra Italiana Como (Alleanza Verdi e Sinistra). Una “tariffa anti-maranza”, così ribattezzata, che va ovviamente a pesare sulle tasche di chi cerca un minimo di refrigerio. Questo anche perché i dipendenti che gestiscono la piscina di Casate sono gli stessi che lavorano solitamente a quella al chiuso adiacente allo stadio Sinigaglia, che è quindi ufficialmente in pausa estiva.
Prima era stata chiusa la storica piscina di via del Dos, oltretutto unica struttura che consentiva il nuoto a chi soffre di gravi disabilità motorie; per la quale il Comune di Como sembra muoversi fra difficoltà e annunci roboanti di ristrutturazioni promesse in pochi mesi, a partire dallo stanziamento di 200.000 euro fatto dalla giunta lo scorso dicembre. Insomma, una situazione che, ironicamente, fa acqua da tutte le parti.
Con la scusa della deriva securitaria che si respira anche in provincia – basti pensare all’ordinanza anti-maranza di Mandello del Lario – le persone non hanno più un luogo dove potersi rinfrescare a prezzi popolari. È l’ennesimo chiodo sulla bara del welfare cittadino, mentre si va a passi spediti verso la trasformazione di Como in un resort a cielo aperto per turisti.

Dario OnofrioEcoinformazioni

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