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Calcio: l’asse Infantino – Trump scredita i Mondiali

06 luglio 2026|Chawki Senouci
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Gianni Infantino e Donald Trump

​Questo Mondiale dimostra ancora una volta che i regolamenti non vengono più rispettati e che ormai a governare la FIFA sono solo la volontà politica ed economica americana. Diverse fonti giornalistiche, tra cui AP, CNN e NYT, confermano un retroscena clamoroso: Trump ha telefonato a Gianni Infantino per chiedere di “riesaminare” l’espulsione di Balogun, rivelatasi decisiva per gli ottavi di finale contro il Belgio. Una richiesta esaudita all’istante. Qualche minuto dopo il comunicato della commissione disciplinare, lo stesso Trump ha scritto su Truth: “Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta e aver cancellato una grande ingiustizia”. ​Eppure, per gli USA non c’erano margini di ricorso. Nonostante ciò, la FIFA ha prima riunito d’urgenza la commissione e poi — applicando il detto “fatta la legge, trovato l’inganno” — ha tirato fuori dal cilindro l’articolo 27 (mai usato in questo modo) per congelare la squalifica di Balogun per un anno. Si tratta di una decisione senza precedenti: dal 1970, anno dell’introduzione dei cartellini gialli e rossi, a nessun espulso diretto era mai stato permesso di giocare la partita successiva. Difficile credere all’indipendenza del comitato disciplinare di fronte a pressioni del genere. L’asse Infantino-Trump, del resto, è solido fin dal controverso Premio FIFA per la Pace assegnato a un presidente che ha incendiato il mondo. Per non parlare del silenzio di Infantino sul trattamento riservato all’Iran, né sull’esclusione di un arbitro somalo a causa del visto negato dalle autorità USA. Il comunicato del Belgio dimostra, regolamenti alla mano, che un rosso diretto prevede la squalifica automatica senza possibilità di appello. Denunciando la violazione dei principi di equità e delle stesse circolari ufficiali del torneo, la federazione belga lancia una battaglia di trasparenza che va oltre la partita di Seattle, a difesa della credibilità del calcio mondiale. Resta da capire se il resto del panorama calcistico subirà ancora tutto questo passivamente. Se le federazioni avessero un sussulto di orgoglio, dovrebbero come minimo fare blocco comune con il Belgio.

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