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Ultimo, il gigantismo della musica dal vivo e il deserto culturale creato dai grandi eventi

05 luglio 2026|Niccolò Vecchia
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Concerto di Ultimo a Tor Vergata, Roma

Il record di Ultimo. 250mila biglietti venduti. Il concerto più grande di sempre. I titoli che hanno accompagnato il live del cantautore a Tor Vergata si assomigliano tutti, e tutti portano da una parte alla celebrazione del protagonista, dall’altra all’idea che il mercato della musica dal vivo sia in grande salute, costellato da qualche stagione da grandissimi eventi che raccolgono centinaia di migliaia di partecipanti. Ma è davvero così? I dati, se li guardiamo da vicino, raccontano qualcosa di diverso. Secondo il rapporto Siae, i concerti di musica pop hanno superato il miliardo di euro di incassi. Ma come si distribuisce quel miliardo? I grandi eventi rappresentano lo 0,4% di tutti i concerti, eppure concentrano da soli il 35%, più di un terzo, della spesa complessiva. Sono pochissimi appuntamenti giganteschi che drogano i dati e fanno sembrare fiorente un mercato che sotto la superficie perde pezzi. Nello stesso momento in cui si celebrano ad alto volume i record, i piccoli club chiudono nel silenzio dei più. Proprio in questi giorni, raccontavamo ai nostri microfoni, la chiusura dello storico Folk Club di Torino, ma è solo l’esempio più recente. Sono quei locali a rendere la musica qualcosa di vero, di umano e tangibile, oltre a permettere a intere generazioni di musicisti di crescere, di trovare la propria identità, ben più importante dell’inseguire un fantomatico sold out a molti zeri.Il risultato, oggi, è una musica dal vivo che è sempre meno dal vivo e sempre più da lontano, ascoltata e guardata a centinaia di metri dal palco, immersi in una marea umana il cui valore sta nella sua sola potenza aritmetica.

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