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Le donne del Burundi, protagoniste del cambiamento

08 marzo 2026|Sara Milanese
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Fertile, ricco d’acqua, completamente verde: è la sintesi della cartina geografica del Burundi, poco meno di 28 mila chilometri quadrati, nel cuore dell’Africa, nella regione dei grandi laghi. Ad ovest, a segnare il confine del paese, quello con le tormentate regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, è infatti il lago Tanganika. Tutto sistemato su colline e altopiani, il Burundi è chiaramente un paese a vocazione agricola: percorrendo le strade interne del Paese si passa attraverso interminabili file di bananeti, verdissime risaie, piccoli quadrati coltivati a fagioli, mais, manioca e patate; all’orizzonte lo sguardo si perde tra gli alberi di mango e le palme. Si tratta, però, soprattutto di agricoltura di sussistenza: ogni famiglia coltiva quel che può nel suo piccolo appezzamento, piantando a mani nude, sfruttando anche ogni pendenza e le strisce di terreno ai bordi delle strade.Questo purtroppo non basta a garantire la sicurezza alimentare: con circa 14 milioni e mezzo di cittadini, e un’età media di 16 anni, ancora oggi la malnutrizione resta uno dei principali problemi da risolvere nel Paese, ed è responsabile di circa il 45% della mortalità infantile e di ritardi nella crescita psicofisica di più di un milione di bambini sotto i cinque anni. In prima linea nella lotta alla malnutrizione ci sono le “maman lumière”: donne carismatiche, scelte dalle comunità in cui vivono, che volontariamente si mettono a servizio degli altri. Quella della maman lumière è una figura diffusa in tutto il Burundi rurale, e non ha un corrispettivo così forte: non vengono retribuite, ma il loro ruolo è riconosciuto dalle istituzioni, ed esistono dei corsi di formazione per poter diventare ufficialmente maman lumière. Odette è una delle maman lumière della comunità di Kuranga, a pochi chilometri dalla capitale Bujumbura.

 

Non solo malnutrizione: le maman lumière promuovono gli orti comunitari e il microcredito, progetti di cui beneficiano donne e uomini, bambini e anziani.Il loro sguardo si rivolge, però, soprattutto alle madri, che vengono invitate a realizzare i loro sogni e a cercare un’indipendenza economica, primo passo per realizzare davvero l’emancipazione femminile. Anita è una giovane madre della comunità di Kuranga, la cui vita, seguendo i consigli di Odette, è decisamente cambiata.

Di fronte alla povertà, le maman lumière del Burundi rispondono, dunque, con un circolo virtuoso di solidarietà, soprattutto tra donne, che coinvolge tutta la comunità. Il cambiamento procede lentamente, ma su basi solide, e, nonostante la carenza di servizi e di infrastrutture, permette di guardare al futuro con una maggior fiducia. Un ruolo chiave per l’emancipazione femminile resta quello della scuola, che oltre a formare alunne e studentesse, deve anche aiutarle a rompere i vincoli patriarcali e i tabù della società, come ci mostra la storia della giovane Ingride.

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