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La strategia della disperazione di Giorgia Meloni

08 luglio 2026|Luigi Ambrosio
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Giorgia Meloni
Ieri sera dopo la cena dei capi di Stato e di governo al vertice Nato di Ankara, Meloni ha usato la stessa strategia decisa dopo che Trump aveva pubblicato un meme in cui chiedeva per lei un ordine restrittivo: ignorare la provocazione. Solo che quella mossa di Trump in Turchia non è più una provocazione, ma un’accusa precisa, da cui non ci si può sottrarre.“Con Trump i rapporti sono cordiali” ha fatto sapere Meloni e a chi le chiedeva se ci fosse stato un chiarimento ha detto: “Ho già risposto”. In realtà, non ha risposto. Trump l’ha accusata di non avere partecipato alla guerra in Iran, proprio nelle ore in cui gli Stati Uniti hanno ripreso a bombardare pesantemente l’Iran. Accuse rivolte a tutti i Paesi europei e le conseguenze si stanno vedendo: a Londra Starmer è caduto, a Madrid Sanchez è in grave difficoltà. Macron e Merz per ora reggono l’urto, Meloni, invece, si rivela un anello debole della catena. Meloni è nei guai due volte: perché è nel mirino di Trump; e perché ha pochissimi margini di manovra. Sul piano interno deve fare i conti con un’opinione pubblica contraria all’aumento delle spese militari nella misura in cui chiedono gli Stati Uniti. Ha provato, in vista delle elezioni, a far passare per aumento del budget Nato voci che non hanno a che fare col riarmo e con l’acquisto di armi statunitensi. A Washington non sono fessi e se ne sono accorti. Ha mandato avanti Tajani a dire “tuteliamo gli interessi nazionali” ma deve fare i conti con Vannacci che le sta erodendo il voto identitario – o se preferite, fascista – e populista di destra. Vannacci è un fattore di destabilizzazione che certamente a Trump non dispiace, in questo momento. Meloni è sola, ha una maggioranza divisa sull’Ucraina, non può accontentare gli Stati Uniti, non può certo cercare una sponda nelle opposizioni. Potrebbe cercarla in Europa, dove, però, di lei non ci si fida davvero, visto che fino a ieri si autoproclamava ideologicamente la più affine a Trump, il nemico dell’Europa. Non le resta che continuare a trincerarsi nella strategia del silenzio e sperare che gli italiani se le bevano. Ancora per un po’.
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