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La società civile entra nelle carceri italiane, troppo calde e sovraffollate

14 luglio 2026|Valeria Schröter
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Carceri italiane. Alleanza per l’Articolo 27
Nella foto, da sinistra: Ivan Lembo (CGIL Milano), Vincenzo Greco (CGIL Milano), Don Luigi Ciotti, Diana De Marchi (consigliera comunale PD).

Oggi in 37 carceri italiane si sono svolte le ispezioni organizzate dall’Alleanza per l’Articolo 27 della costituzione, una rete di cui fanno parte 19 organizzazioni della società civile. Hanno partecipato associazioni, rappresentanti delle istituzioni, garanti regionali e comunali e attori e scrittrici. L’iniziativa voleva riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni degli istituti penitenziari in Italia.

“Bisogna aver visto”. L’Alleanza per l’Articolo 27 è entrata nelle carceri italiane con in mente le parole di Piero Calamandrei. L’iniziativa è arrivata anche a Milano, dove l’alleanza ha visitato gli istituti penitenziari di Bollate, Opera e San Vittore. Nella delegazione entrata a Opera c’era anche Don Luigi Ciotti, il fondatore di Gruppo Abele e di Libera contro le mafie.“Abbiamo visto alcuni reparti, abbiamo visto l’impegno che viene portato avanti, ma anche la fragilità, il grido e il bisogno di attenzione di tanti detenuti”.
Il carcere oggi si è aperto al mondo esterno e il bilancio è decisamente negativo. Una gran parte degli Istituti visitati ha mostrato condizioni di sovraffollamento insostenibile, che in alcuni casi è giunto addirittura al 250%. Su questo, Don Ciotti ha ricordato il tema delle recidive.
“E’ un problema perché molti escono e non trovano altre opportunità, trovano porte chiuse, non trovano il lavoro e quindi tornano dentro”.
Sono state registrate, poi, le carenze in termini di qualità degli ambienti, spazio minimo e temperature. Per questo, l’Alleanza per l’Articolo 27 chiede umanità, aperture e una visione moderna della pena.

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