Crisi idrica nel Nord Italia: la siccità mette a rischio le riserve d’acqua

L’ondata di caldo che sta interessando l’Italia sta aggravando ulteriormente l’emergenza idrica nel Nord del Paese. La situazione più preoccupante riguarda il bacino del Po e le Alpi orientali, dove i laghi sono ai minimi storici e la portata di molti fiumi si è drasticamente ridotta. In molte regioni settentrionali, infatti, le risorse idriche, soprattutto quelle di riserva, sono sempre più ridotte.
Nel frattempo, l’Italia affronta la terza fase di caldo intenso dalla fine di maggio, causata da una nuova espansione dell’anticiclone africano che porterà temperature oltre i 40 gradi. Il picco è atteso tra martedì e mercoledì, con sette città da bollino rosso.
Valentina Bosoni ha intervistato Francesco Vincenzi, presidente dell’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche.
Questa prolungata ondata di caldo sta aggravando in Italia l’emergenza siccità. Voi di ANBI parlate di un’emergenza idrica in arrivo nel Nord Italia. Qual è oggi il quadro della situazione? E in che modo la prospettiva di un’estate con temperature elevate ancora per diverse settimane potrebbe incidere ulteriormente su quest’ultima?
Anche quest’anno la situazione nel nostro Paese è drammatica, per non dir preoccupante, in tutto il Paese. È chiaro che quello che sta oggi soffrendo più di tutto è il bacino del Padano, il bacino del nord Italia, soprattutto il bacino del Po, ma anche tutto il bacino delle Alpi orientali. Questo significa che in buona parte delle regioni del nord abbiamo una scarsissima disponibilità di risorsa idriche, soprattutto come riserva.
Abbiamo i grandi laghi che sono al minimo storico. Non è mai stato toccato questo livello negli ultimi decenni e soprattutto abbiamo la scarsità all’interno dei fiumi della risorsa, mettendo in forte discussione anche la vivibilità dei fiumi stessi. Quindi ad oggi abbiamo su tutto il territorio del bacino del Po grandissime problematiche di prelievo della risorsa idrica che sta mettendo in crisi non solo l’agricoltura, ma tutto quello che è l’economia che gira intorno al bacino idrografico del Po. Questo naturalmente comporta un’importante pianificazione dal punto di vista degli utilizzi.
Quello che naturalmente noi lamentiamo è una scarsa pianificazione dei rilasci, specialmente nel periodo di primaverile, nonostante si sapesse che mancava tantissima neve che poi sarebbe servita come riserva idrica, ma soprattutto sollecitiamo quelli che sono gli investimenti necessari, le infrastrutture necessarie per, non dico risolvere immediatamente il problema, ma sicuramente per alleviare quella che è una siccità che non è mai più una questione emergenziale, ma una questione strutturale, perché anche nel 2022, seppur con dieci giorni di posticipo, perché parlavamo di questa situazione, o quasi alla fine di luglio, si è venuta a creare.
Ne hai già parlato un pochino, però volevo ritornare su una frase che ho letto che hai detto, che è un errore confinare questo problema di siccità ad un problema agricolo. Riesci a spiegarmi questa frase?
Il problema dell’economia agricola è un problema importantissimo, che naturalmente sta subendo i danni maggiori rispetto a quelle che sono le produzioni agricole. Però oggi il problema più drammatico è quella di disponibilità di acqua da un lato per l’uso antropico umano, quindi per l’uso umano in alcune aree del basso del Polesine, quindi del Veneto e dell’Emilia Romagna, ma soprattutto quello che è drammatico è anche la situazione ambientale, perché la risalita del Cuneo Salino per quasi 30 chilometri rispetto alla foce produce una problematica dal punto di vista ambientale non indifferente.
Ed è per questo che noi sollecitiamo, anche qui, degli investimenti che aiuterebbero ad alleviare quella che è la situazione rispetto alla risalita del Cuneo Salino, ma soprattutto quella che è una pianificazione nel rilascio che sia coerente con quelle che sono le esigenze dei delta. Rispetto alla scarsità di acqua è vero che l’agricoltura subirà dei danni dal punto di vista produttivo, ma è altrettanto vero che in questo momento la scarsità di acqua riduce la produzione di energia, spegne addirittura delle centrali lungo il po’ di turbogas, quindi la situazione non è solo per l’economia agricola ma per tutto il territorio, per tutta la gente purtroppo che vive in questo areale.
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