Gli Antifa come Al Qaeda: Trump inventa un nuovo nemico per gli USA

Nelle celebrazioni per il 4 di luglio Donald Trump ha tirato fuori dal cilindro l’allarme per la diffusione del Comunismo 2.0 negli Stati Uniti. Con toni da anni ’50, senza esplicitarlo, si riferiva all’onda partita da New York e che ha coinvolto molte primarie del Partito democratico. In vista delle difficili elezioni di medio termine, un’arma per definire il nemico e mobilitare la base repubblicana. La riunione al Dipartimento di Stato a cui sono stati invitati sessanta ministri degli interni d’Europa, Sud America e Asia s’inserisce in questo filone. Nell’appuntamento, che si terrà mercoledì prossimo, verranno discusse le iniziative da prendere contro i gruppi antifa a livello mondiale, la nuova Al Qaeda, come è stata definita da fonti dell’amministrazione. L’iniziativa di Marco Rubio ha sollevato perplessità tra molti degli stessi invitati secondo cui il pericolo di cui parla la Casa Bianca non esiste. Dopo l’uccisione di Charlie Kirk, Trump aveva messo fuori legge un gruppo antifa americano che con l’omicidio dell’attivista ultraconservatore non c’entrava nulla. Sulla lista nera, poi, erano finiti altri quattro gruppi, uno tedesco, uno italiano e due greci. Rubio vuole dimostrare che c’è una rete mondiale e che questo network ha legami con associazioni e attivisti negli Stati Uniti. Ed è forse questo l’aspetto – che odora di maccartismo – più preoccupante per la politica americana. Gli architetti di questa strategia sono Stephen Miller, il Rasputin della Casa Bianca, e Sebastian Gorka, lo Zar dell’antiterrorismo. Nel 2017 venne allontanato dal suo ruolo di consigliere di Trump perché erano stati scoperti i suoi legami con un gruppo nazista e antisemita ungherese. Adesso è di nuovo in sella: islamofobo, nega l’esistenza del popolo palestinese; fondamentalista cristiano, è stato un commentatore di Fox News, ricordato, tra l’altro, per aver incitato al ritorno dei maschi alfa.
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