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Dieci anni fa il terremoto di Amatrice. I dati della ricostruzione

24 agosto 2026|Redazione
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Dieci anni fa il terremoto di Amatrice ANSA

Dieci anni fa il terremoto di magnitudo 6 che ha quasi raso al suolo il borgo di Amatrice. Erano da poco passate le ore 3:36 quando l’allora sindaco, Sergio Pirozzi, disse alle tv: “Amatrice non c’è più”.
Nella notte c’è stata una fiaccolata e sono stati suonati 239 rintocchi di campana, uno per ogni vittima. In giornata ci saranno anche le celebrazioni ufficiali e la messa del cardinale Zuppi, alla presenza di Giorgia Meloni. Ieri la presidente del Consiglio ha detto: “L’Appennino deve rinascere”, con l’attuale sindaco di Amatrice Cortellesi che ha ricordato che “la vera ricostruzione è iniziata tre anni fa”. Oggi il borgo resta un enorme cantiere.

La nostra collaboratrice Rita Rapisardi

A dieci anni dalle scosse che sconvolsero l’Appennino centrale, il bilancio della ricostruzione è anche una battaglia sui numeri. Il rapporto del commissario straordinario Guido Castelli, presentato a giugno 2026, racconta di una macchina perfetta, con continui cantieri aperti e migliaia conclusi. “Ricostruzione” è la parola d’ordine, ma dietro ai numeri presentati con clamore dal commissario di governo e alla promessa di rilancio sociale si nasconderebbe una realtà diversa, fatta di investimenti a pioggia poco attenti, case rimaste vuote e la mancanza di un reale piano di ripopolamento. A denunciarlo è la CGIL Marche, che ha commissionato un approfondito report che uscirà ad ottobre, dove si contestano alcuni dati. Sono state completate, infatti, circa 15.000 case, mentre solo 5.000 sono stati i rientri e ci sono ancora oltre 8.000 cantieri aperti. Mancano i numeri sulle prime e sulle seconde case e soprattutto un censimento di chi vuole tornare. “Molti si sono trasferiti sulla costa”, spiega Giuseppe Santarelli, segretario generale della CGIL Marche. Peggio va nell’edilizia pubblica: dei 3.300 interventi programmati per 4,85 miliardi, solo una minima parte è arrivata alla conclusione. Poi c’è Next Appennino, con miliardi destinati a imprese, rigenerazione urbana, infrastrutture, ricerca e innovazione. Una vera pioggia di risorse alla quale si aggiungono i fondi del PNRR e della politica di coesione europea, per un totale di 21 miliardi nell’area del cratere che interessa quattro regioni. “Le amministrazioni e la struttura commissariale non coinvolgono i cittadini nelle decisioni — denuncia Santarelli —. Come sindacato abbiamo partecipato a un solo tavolo sulla sicurezza dei cantieri, niente sulle politiche dell’occupazione. C’è bisogno di una democratizzazione della ricostruzione”.

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