La risposta di Modena, e di Mattarella, per restare uniti contro chi urla “remigrazione”

Piazza Grande si è riempita alle sette della sera, aveva appena finito di cadere una pioggia leggera. C’era la comunità di Modena, come ha spiegato un uomo a cui abbiamo chiesto quanto la manifestazione fosse politica. “È politica nel senso della comunità che si unisce”, ha risposto. Tenere la città unita. La maggiore preoccupazione che emergeva dalle parole dei relatori, a cominciare dal sindaco Massimo Mezzetti. Il rischio che qualcosa si rompa, sotto i colpi delle campagne pro remigrazione e dei loro attori, i Vannacci, i Salvini, una certa stampa, la pressione dei social. E se la piazza era la comunità di Modena, a manifestare c’erano i giovani, tanti, gli anziani con la postura del militante di un tempo, quelli in bici, decine di persone con background migratorio. La Modena di oggi. E sono arrivati anche quelli che invece “gli stranieri” li vogliono rimandare a casa. Una trentina di persone, vestite di nero. Prima il tentativo di aggressione al militante con la kefiah, poi le urla al sindaco e qualche “cazzo vuoi” a chi chiedeva di smettere. “Gente che frequenta la curva del Modena”, ha poi detto qualcuno. “La sola cosa da fare è ignorarli, non rappresentano nessuno”, dicevano altri mentre il sindaco dal palco attaccava Salvini e “gli sciacalli” che soffiano sul fuoco.
Quello che si può dire mentre la piazza si svuota è che il fattore che ha con tutta probabilità determinato l’inerzia di questa storia, almeno per quanto riguarda la classe politica, si chiama Sergio Mattarella. La decisione del presidente di andare a Modena ha obbligato tutti, nel governo, a tenere un profilo istituzionale. Meloni ha deciso di accompagnarlo. Crosetto e Tajani hanno parlato di ragioni individuali legate allo stato mentale dell’investitore. Poi a Modena è arrivato anche il ministro dell’Interno Piantedosi, uno da sempre vicino a Salvini, e pure lui, dopo un breve colloquio con il questore e gli investigatori, ha dato una delusione al capo leghista: “Temevamo che ci fosse sfuggito qualcosa nell’apparato di sicurezza invece c’è un’evidente questione psichiatrica” alla base dell’azione del 31enne che ha falciato le persone nel centro storico di Modena con la sua automobile.
Salvini, incalzato solo da Vannacci che urlava “remigrazione subito”, capita l’aria se ne è andato al Foro Italico a vedere Sinner. E ha pure dovuto accettare che il campo centrale tributasse dieci minuti di applausi a Mattarella e niente a lui. Il Capo dello Stato ha preso in mano la questione per evitare che la cosa sfuggisse di mano. I politici lo hanno seguito, almeno per ora, almeno fino a che le indagini non dovessero fare emergere scenari nuovi che a oggi sono stati esclusi.
E le cittadine e i cittadini? A sera della domenica, Modena ha retto. Adesso si dovrà capire se continuerà a reggere e se l’Italia metabolizzerà o subirà uno scossone. Mentre anche qui, nel cuore dell’Emilia-Romagna, la parola remigrazione la si sente pronunciare. Da pochi, certo. Ma è una parola che ora sta nel lessico politico. Minoritaria. Ma c’è.
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