La Procura indaga sull’incendio del magazzino Bartolini a Milano

La densa colonna di fumo nero che era visibile dalla città e dall’hinterland di Milano ieri sera, nella notte ha lasciato spazio al fumo bianco, segno che l’incendio è spento quasi del tutto. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte, sono state operazioni complesse perché sul piazzale del capannone erano parcheggiati molti camion e furgoni, alcuni di questi hanno a loro volta preso fuoco e l’intervento dei pompieri non è stato semplice. Questa mattina l’area è ancora delimitata dalla polizia locale e dalla polizia di Stato. L’edificio non è in completa sicurezza, potrebbero cedere alcune parti. Si tratta di un magazzino di oltre 8 mila metri quadri completamente bruciato, resta lo scheletro annerito della struttura. Non risultano intossicati, né feriti durante l’incendio.
Le fiamme, dalle prime ricostruzioni, sarebbero partite poco prima delle 19.30 dal cassone di un camion, che stava caricando o scaricando merce appoggiato a una delle ribalte. Un video girato negli istanti iniziali dall’interno del magazzino mostra le fiamme che entrano nel deposito dalla ribalta, in quel momento non sembra attivo alcun sistema anticendio a pioggia dal soffitto, un dipendente prova a spegnere le fiamme con un estintore, ma la potenza del fuoco è troppo forte. Le fiamme raggiungono velocemente il tetto della struttura. In quei momenti si sentono diverse esplosioni. Nel magazzini erano stoccate merci di ogni tipo. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, non si esclude il dolo. Ieri, fino a tarda notte, la polizia ha parlato con i responsabili di filiale del gruppo Bartolini e soprattutto con i dipendenti e i corrieri. Sulle origini dell’incendio c’è da chiarire ancora tutto. L’incendio è stato vastissimo e in pochi minuti ha avvolto tutto il magazzino.
I tecnici dell’Arpa, l’Agenzia Regionale Protezione Ambiente, hanno fatto le rilevazioni ambientali nell’aria, hanno posizionato sensori nelle vie limitrofe. L’indicazione arrivata dal Comune di Milano è quella di tenere ancora le finestre chiuse nelle zone non lontane dal magazzino. Siamo tra i quartieri di Dergano, Affori e Bovisa.
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