Radio Popolare Home
sostienici

La prima guerra di Donald Trump. L’attacco all’Iran rischia di coinvolgere gli Usa in un conflitto regionale

28 febbraio 2026|Michele Migone
CONDIVIDI
La prima guerra di Donald Trump. L'attacco all' Iran rischia di coinvolgere gli USA in un conflitto regionale

L’obiettivo dell’operazione militare è distruggere i siti nucleari e l’arsenale di missili balistici dell’Iran – ha affermato Donald Trump nel video diffuso sul suo social Truth. Nei giorni scorsi Trump e i suoi ministri avevano detto che l’Iran aveva ripreso il programma nucleare, era a poco tempo dal costruire una bomba atomica e che stava per sviluppare un missile in grado di colpire gli USA. Tutte affermazioni bollate come false dalla stampa americana.

Nel video di oggi, Trump non ha detto apertamente di volere un cambiamento di regime a Teheran, ma ha invitato gli iraniani a scendere in piazza per prendere in mano il governo del paese. Non solo. Nel suo video, Trump ha fatto anche intravvedere la possibilità di una soluzione venezuelana. Ha chiesto ai Guardiani della Rivoluzione, alle forze armate e alla polizia di deporre le armi in cambio, ha aggiunto, di una immunità totale. In pratica, ha chiesto all’apparato di sicurezza di abbandonare i vertici dell’attuale regime, in vista di un possibile ruolo in futuro.

Le sue parole possono sembrare contraddittorie con la scelta degli obiettivi dei raid israeliani che hanno messo nel mirino le abitazioni di Ali Khamenei, del presidente Masoud Pezeshkian e di altri notabili del regime. Sembrerebbe che ci siano visioni diverse tra Washington e Tel Aviv, ma la realtà è che stanno giocando a poliziotto buono e poliziotto cattivo. Anche per Trump l’obiettivo è indebolire così tanto il regime da farlo cadere o da arrivare a una sua sostanziale mutazione, tanto indebolito da costringerlo poi a sedersi al tavolo e ad accettare tutte le condizioni americane. L’attacco Israele USA è coordinato. Probabilmente è stato deciso da settimane fa, nell’incontro tra Donald Trump e Benjiamin Netanyahu a Washington. Poi Trump ha portato avanti la diplomazia, cercando la resa dell’Iran, tenendo l’opzione militare sul tavolo. Che adesso ha usato.

Quella iniziata stamattina però sembra una vera e propria campagna aerea. Gli USA hanno schierato nella regione la più imponente forza militare dal 2003, dall’invasione dell’Iraq, una Grande Armada, come l’ha chiamata Trump che però non era sufficiente, secondo il Pentagono, a garantire il successo di un’operazione prolungata. L’unione della forza militare israeliana con quella americana permette a Trump e a Netanyahu di portare avanti una campagna aerea che potrebbe andare avanti sicuramente più della guerra dei dodici giorni dello scorso giugno.

Ora, Trump deve presentare il caso davanti agli americani. Lo farà con il discorso delle prossime ore. L’opinione pubblica, soprattutto la base Maga, non vede il motivo per cui gli USA dovrebbero fare una guerra del genere, ma i consensi dipenderanno dalla sua durata e dal prezzo in vite umane dei soldati USA.

Segui Radio Popolare su