La politica di The Pitt

Circa due settimane fa, nella puntata numero 11 della seconda stagione di The Pitt sono comparsi due agenti dell’ICE. Con l’ormai nota pettorina antiproiettile con la scritta “ICE” a caratteri cubitali, uno dei due a volto coperto, naturalmente armati, scortavano una donna non bianca a cui avevano “accidentalmente” slogato la spalla durante l’arresto: che i medici del pronto soccorso si sbrigassero a curarla, ché dovevano trascinarla il più velocemente possibile in un ignoto centro di detenzione.
The Pitt – ne abbiamo già parlato – è una delle serie più acclamate degli ultimi anni: la prima stagione, andata in onda un anno fa, ha accumulato tutti i premi di settore, e ha costruito un seguito di pubblico sempre più ampio diventando un raro fenomeno nell’iper frammentata tv di oggi. La seconda annata, distribuita ogni venerdì su HBO Max, si concluderà tra un paio di settimane, e si ritrova da mesi tutti gli occhi addosso, quelli di un pubblico sempre più folto, che segue con attenzione ogni ora di questo nuovo lungo turno al pronto soccorso di un fittizio ospedale di Pittsburgh.
La caratteristica principale dello show è quella di svolgersi “in tempo reale”, per cui ogni episodio corrisponde a un’ora dello stesso turno e dello stesso giorno, che in questa stagione è anche il 4 luglio: gli agenti ICE hanno dunque fatto capolino poco dopo le 17 di una giornata già infinita, punteggiata oltre che dai casi più o meno “normali” che riempiono quotidianamente il pronto soccorso, anche da tutti gli eventi eccezionali di un giorno di festa estivo, tra intossicazioni, insolazioni, disidratazioni, ferite da esplosivo, conseguenze di stati d’ebbrezza di varia natura, etc.
Con la precisione che contraddistingue la documentatissima scrittura della serie, The Pitt illustra l’effetto domino catastrofico innescato dalla presenza degli agenti ICE: non solo il modo violento con cui trattano la donna che hanno in custodia, e l’arroganza con cui approcciano medici e infermieri; è soprattutto quel che accade attorno a loro a mettere i brividi: la sala d’attesa del pronto soccorso si svuota, perché chiunque abbia timore di poter essere fermato (ovvero, chiunque non abbia la pelle bianca) fugge appena inizia a circolare la notizia della presenza dei due agenti, rinunciando alle cure per cui era in attesa da ore e ore. Ma anche tanto personale infermieristico e assistenziale dell’ospedale si dà alla macchia: basta solo la vaga possibilità (qualcuno, per esempio è in attesa dell’ufficialità di una richiesta d’asilo) di poter dare all’ICE un appiglio per l’arresto a scatenare il terrore, in un ospedale che, già in sottorganico e sottofinanziato, si ritrova improvvisamente con ancora meno personale.
Non vi diremo come finisce la puntata, in caso non l’abbiate ancora vista, ma solo che basta ricordare che una delle persone uccise a Minneapolis dall’ICE, Alex Pretti, era un infermiere, per restare impressionati. Soprattutto se si considera che questo episodio è stato scritto e filmato prima che gli omicidi di Minneapolis accadessero: alcuni produttori di The Pitt hanno avuto modo di dire che, col senno di poi, la loro rappresentazione dell’ICE è stata qui fin troppo “ottimista”. Ciò che colpisce più di tutto è però forse il dibattito che si è scatenato tra i fan e gli spettatori: il pubblico di destra si è sentito insultato e tradito, e da giorni urla furioso sui social che The Pitt, «una serie fino a questo momento così bella», è stata «rovinata dalla politica».
Come se The Pitt non fosse stata intimamente politica fin dal primo minuto della prima stagione, sottolineando quanto la sanità e il diritto alla salute e alla cura siano temi cruciali, in cui tutto s’incrocia e si tiene. Ha parlato di antivaccinisti e di diritto all’aborto, di sparatorie di massa e di giovani maschi radicalizzati alla violenza dalla manosfera, di crisi dei senzatetto e di discriminazioni razziali sistemiche, e molto altro. In questa nuova stagione, ha utilizzato il proprio svolgimento in tempo reale per illustrare quanto è traumatico per una vittima di stupro sottoporsi agli esami medici che servono per poter sporgere denuncia. E nelle vicende dei medici protagonisti c’è sempre anche un atto d’accusa agli assurdi ritmi del lavoro contemporaneo, che distruggono la salute mentale fino al burnout, così come, di contro, la dimostrazione del potere e del valore irrinunciabile della cura, la forza salvifica di un grande lavoro collettivo. Non c’è una singola scena, in The Pitt, che non sia politica, ed è proprio per questo che parla a tutti, con urgenza indiscutibile.
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