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La pace? Dipende anche da noi

Non ci si deve rassegnare. Alla guerra, alla violenza, alla sopraffazione. Se ogni giorno ci scuotono le immagini di Aleppo, o quelle dei migranti che scappano dai conflitti, il rischio è quello di sentirsi impotenti. E per questo rinunciare a qualsiasi impegno per cambiare le cose. E’ questo il messaggio che la marcia Perugia-Assisi vuole comunicare: mettiamoci in gioco, insieme, per creare un’alternativa.

Oggi verranno da 466 città a piedi, in bicicletta, in auto, in treno, in autobus. E lo faranno da più di 100 scuole, da numerose associazioni e organizzazioni, anche per essere accanto ai ragazzi di Amatrice che marceranno insieme agli altri. Il programma della manifestazione prevede la partenza dal capoluogo umbro nella mattinata per raggiungere Assisi. In tutto 24 chilometri ripercorrendo la “via della nonviolenza”, tracciata durante la prima edizione del 1961 da Aldo Capitini.

“Niente accade per caso – sottolineano gli organizzatori – così come la maggiore parte delle violenze odierne sono il risultato delle nostre scelte economiche, sociali, collettive e individuali, abbiamo tutti ilpotere, dunque il dovere, di creare pace facendo venire meno le cause di queste violenze”.

La 21° marcia della pace si aprirà con la presenza della famiglia di Raffaella Presta, vittima di femminicidio, per testimoniare che la violenza non appartiene solo alla guerra.

Flavio Lotti è una figura storica del pacifismo italiano e uno degli organizzatori della marcia fin dalla sua prima edizione.

Ascolta l’intervento di Lotti ai nostri microfoni

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    Centinaia di migliaia di persone in 50 città, secondo gli organizzatori, tanti studenti e movimenti per la Palestina insieme ai lavoratori hanno animato le piazze dello sciopero generale indetto unitariamente dalle sigle del sindacalismo di base contro la manovra economica. Una manovra di guerra, condizionata dalla necessità di aumentare le spese militari e che taglia salari e stato sociale, il centro della protesta. A Roma la manifestazione si è concentrata davanti a Montecitorio, molto partecipati anche i cortei di Milano e di Genova, aperto dai lavoratori portuali insieme a Greta Thunberg. A Torino un gruppo di manifestanti a volto coperto ha fatto irruzione nella redazione de LA Stampa, vuota per lo sciopero, lasciando scritte e buttando all’aria materiali di lavoro. Il Cdr e il sindacato dei giornalisti hanno duramente condannato l’atto. A Venezia ci sono state cariche e l’uso di idranti quando i manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede dell’industria militare Leonardo. Le interviste realizzate al corteo di Milano da Martino Fiumi.

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    1) Tutti gli uomini del presidente Zelensky. Il braccio destro del presidente ucraino, Andriy Yermak, si dimette dopo lo scandalo corruzione. (Chawki Senouci) 2) Impunità e silenzio internazionale. Dalla Cisgiordania a Gaza, il governo israeliano uccide con le armi e con la burocrazia. (Giulio Cocchini - CESVI) 3) Intercettare i migranti ad ogni costo. La Francia, su pressione del Regno Unito, sperimenta nuovi pericolosi metodi per fermare l’immigrazione della manica. (Veronica Gennari) 4) I figli dello stato. Il sistema di protezione dei minori in Francia è in crisi e la proposta di un nuovo disegno di legge apre lo spazio per un dibattito più ampio. (Francesco Giorigni) 5) Spagna, per la prima volta un presidente tedesco rende omaggio alle vittime del bombardamento di Guernica. (Giulio Maria Piantedosi) 6) Ogni secondo si perde un albero. Mentre l’unione europea rinvia la norma per salvaguardare le foreste, centinaia di specie di alberi sono a rischio estinzione. (Alice Franchi, Martina Borghi - Greenpeace Italia) 7) Mondialità. Il secondo tempo per le guerre commerciali. (Alfredo Somoza)

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