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La leggenda e il mistero di Amara Touré

Un tassello dopo l’altro, grazie all’attento lavoro di diverse etichette indipendenti, il mosaico della musica africana moderna si sta componendo in maniera sempre più precisa, e anche singoli fenomeni si delineano via via più nitidamente in tutta la loro articolazione e ricchezza.

Per esempio il grande fenomeno dell’assorbimento di modelli afrocubani e la loro declinazione in Africa occidentale. Chi ha un po’ di confidenza con la gigantesca infatuazione per la musica afrocubana maturata negli anni cinquanta in paesi come il Mali, il Senegal, la Guinea, conosce per esempio certamente un cantante come Labah Sosseh, senegalese, originario del Gambia, una vera leggenda, rimasto attivo nei locali di Dakar devoti al genere legato ai modelli cubani fino alla sua morte nel 2007. Ma ora la Analog Africa, con un album che porta come titolo semplicemente il nome del cantante e percussionista, richiama l’attenzione su un altro formidabile protagonista dell’epopea afrocubana in Africa occidentale, Amara Touré.

Amara_Toure-1973-1980

 

Originario della Guinea-Conakry, allora parte dell’Africa Occidentale Francese, Amara Touré è uno dei musicisti della regione che negli anni cinquanta cercano fortuna a Dakar, e la sua vicenda si incrocia con quella di Dexter Johnson, il sassofonista nigeriano che negli ultimi anni del decennio fa furore con la mitica Star Band, cruciale formazione attiva al Miami – pronunciato non maiami, ma alla franco-senegalese miamì – il bar di Ibra Kassé che fa epoca negli anni intorno all’indipendenza. Amara Touré rimane a Dakar fino al ’68, quando riceve un’offerta per spostarsi in Camerun dove fonda il gruppo Black and White.

Fra il ’73 e il ’76 pubblica tre singoli incisi con questa formazione, per un totale di sei brani.

N’Nijo è il primo

 

Nell’80 poi Touré si sposta nuovamente, questa volta a Libreville, in Gabon, dove si unisce alla Orchestre Massako, con cui lo stesso anno incide un Lp di quattro brani, considerato uno dei migliori album di musica africana dei suoi tempi.

Da questi dieci brani che Analog Africa adesso ci ripropone, ci arriva una musica estremamente fascinosa, di una bellezza che ha qualcosa di spiritato, e un grande temperamento interpretativo di Amara Touré: tanto la musica quanto il canto sono un magnifico esempio di perfetta fusione di un’ispirazione cubana e di un approccio proprio dell’Africa occidentale, nel caso di Touré a partire da un background di cultura mandinga. Nell’album con Orchestra Massako non mancano degli accenti più soul e rhuthm’n’blues.

A parte la sua presenza in registrazioni della Star Band, questa musica meravigliosa è tutto quello che ci rimane di Amara Touré, di cui dopo la pubblicazione dell’album nell’80 si sono perse le tracce: più tardi forse riconosciuto da qualcuno in Camerun, non si sa se sia ancora vivo.

  • Autore articolo
    Marcello Lorrai
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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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