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La legge del più forte e la libertà degli iraniani

01 marzo 2026|Lorenza Ghidini
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Iran. La legge del più forte e la libertà degli iraniani

Dopo 36 ore dall’inizio della guerra, il popolo iraniano sembra già di nuovo solo. Non è la sua libertà lo scopo dei bombardamenti, non ha un leader perché il regime ha fatto fuori tutti gli oppositori, c’è il figlio dello scià che scalpita, ma se anche Trump lo riportasse a Teheran non sarebbe certo una scelta democratica.
Agli iraniani i supposti liberatori stanno dicendo ora: avete un’occasione, una finestra, sfruttatela. Ma per quanto siano un popolo fiero e coraggioso, per quanto possano tirare un sospiro di sollievo davanti alla morte del tiranno, è evidente che prendersi il Paese e farne una democrazia resta difficile.
Trump si è rivolto a loro, ma probabilmente lavora a uno scenario “alla venezuelana”, sostituendo Khamenei con un leader più controllabile, da costringere alla resa sul fronte nucleare e alla collaborazione su quello petrolifero. E questo non è il cambiamento per cui gli iraniani erano disposti a dare la vita.
Non è certo la prima guerra di aggressione degli Stati Uniti, ma se in passato le camuffavano costruendo pretesti (tipo la provetta di Colin Powell all’Onu, per poter invadere l’Iraq), ora non serve più nemmeno quello. Vale tutto. E in questa anarchia mondiale i negoziati tra Iran e Stati Uniti non avevano alcuna chance, perché il diritto, la mediazione e la diplomazia non sono più un valore da difendere. Khamenei avrebbe dovuto essere processato e condannato per i suoi crimini, nel suo Paese, davanti alle famiglie delle decine di migliaia di vittime che ha fatto in questi lunghi anni al potere. Ma la legge del più forte si è ormai imposta, dall’Ucraina alla Palestina, da Caracas a Teheran.
E non è compatibile con la libertà dei popoli.

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