La Giornata della Terra per la Palestina è una questione di esistenza

“La Giornata della Terra è un giorno che vive con noi e con cui noi viviamo”. Mohammed usa queste parole quando gli chiediamo cosa rappresenta il 30 marzo per i palestinesi. È un giorno, ma rappresenta tutta la storia della Palestina. La giornata della terra, che in ogni altro luogo del mondo avrebbe un suono così innocuo, in Palestina significa resistenza ed esistenza. Significa riaffermare la propria appartenenza alle colline della Cisgiordania e alle coste della striscia di Gaza, ai campi di ulivi del nord, fino alle brulle vallate della valle del giordano. Significa fare il conto, ogni anno di più, con nuove confische, distruzioni e sfollamenti forzati.
La Giornata della Terra nasce esattamente 50 anni fa, quando sei palestinesi disarmati furono uccisi e oltre 100 feriti dalle forze israeliane durante le proteste contro il piano annunciato – e poi realizzato – da Israele di confiscare oltre 20km quadrati di terre palestinesi, l’equivalente di 3mila campi da calcio. Da allora ogni 30 marzo i palestinesi tengono marce, veglie e proteste e piantano ulivi per segnare il proprio legame con la terra. Negli ultimi anni, però, ciò che prima era difficile per un palestinese – come manifestare e protestare – è diventato impossibile e la confisca della terra è diventato lo standard. Non solo a Gaza, dove la terra è stata dilaniata e la popolazione allontanata forzatamente e ripetutamente dalle proprie case; ma anche in Cisgiordania, dove la terra viene chiusa, frammentata mangiucchiata, dove quotidianamente spuntano nuove colonie e intere comunità vengono cacciate dai propri terreni.
Secondo Peace Now, un gruppo israeliano contro gli insediamenti illegali, Israele ha approvato nei territori palestinesi occupati 12.349 unità abitative nel 2023, 9.884 nel 2024 e un numero record di 27.941 nel 2025. A Gaza, tra il 52% e il 58% del territorio è attualmente sotto il diretto controllo israeliano, numeri che confinano di fatto la popolazione in meno della metà della striscia.
L’attualità della situazione in Palestina ha rimodellato non solo la geografia, ma il significato stesso della Giornata della Terra. Storicamente la commemorazione era legata al diritto al ritorno nelle terre perse con la Nakba del 1948, ora riguarda anche l’accesso alle terre e alle case perdute negli ultimi 3 anni. Ecco perché la Giornata della Terra, per la Palestina, non è qualcosa di simbolico, non ha solo a che fare con l’ostinato diritto a restare e tornare, non è solo lo sfondo della storia, ma la ragione stessa di quella storia.
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