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Addio a David Riondino, il maestro della satira poetica

29 marzo 2026|Ira Rubini
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Di David Riondino colpiva subito un tratto di carattere: la ineccepibile cortesia. Non si direbbe la prima caratteristica per definire un artista poliedrico, dalla cultura vastissima e mai esibita, dalle grandi doti improvvisative, nella musica come nella sintesi delle situazioni paradossali. Un umorista, più che un comico a caccia di battute, capace di inchiodare l’ego di tanti vip con una spigolatura sorniona. Insomma, in un mondo di arrembanti come quello dello spettacolo, lui non sgomitava mai.

Forse ha avuto minore visibilità di altri? Non credo. Penso invece che abbia scelto di fare solo quello che gli andava, al cinema, in teatro, in televisione, in musica. La sua sensibilità gli ha permesso di stringere sodalizi efficaci con molti artisti: Gabriele Salvatores, Paolo Rossi, Dario Vergassola, Sabina Guzzanti, con cui visse anche una storia d’amore. Ma che fosse al Maurizio Costanzo Show o sul set di “Kamikazen”, che cantasse “Maracaibo” o recitasse in “Chiamatemi Kowalski”, il suo stile non cambiava.

Di David Riondino ce n’era uno solo. Personalmente, ho di lui un bel ricordo, quando lavorammo insieme nella lunghissima diretta notturna della notte degli Oscar del 1999, quando fu premiato Roberto Benigni. Trasmettemmo da Vergaio, il paese di Benigni, che avevamo letteralmente occupato con una gigantesca troupe televisiva. David faceva alcuni interventi con un gruppo di rimatori a braccio toscani. Le loro improvvisazioni, ingovernabili e irresistibili, resteranno per sempre nella mia memoria come un esempio di insuperabile maestria italiana, dotta e popolare al tempo stesso.

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