La finestra sul cortile: guardare oltre, quale umanità e con che politica

In un fine settimana tre Italie han detto come vedono sé stesse e il Paese in rapporto al mondo: ruolo, scelte, dinamiche, futuro di figli e nipoti. Quello di Meloni è un cortile. Nel comizio di Bari la premier donna sola al comando ha urlato, aggredito, promesso (dopo quattr’anni di governo!) come se Trump, Netanyahu, Putin, Zelensky, papa Leone, pace, guerra, clima, gas, petrolio, fabbriche d’armi fossero materia a parte. Pure il Paese di Vannacci sembra un’Italietta. A Cernobbio agli “irresponsabili” (Calenda dixit) che l’hanno invitato e che qualche tentazione d’autarchia devon covarla (il 68% della platea era per Meloni!) ha precisato che l’Europa così non va. Insomma fuori dalla finestra sul cortile o ci sono imperi di cui esser vassalli e sodali, altrimenti meglio straparlare in attesa di tempi migliori (l’Afd che fa il botto col senza euro?). Soffio rigenerante di memoria viva, prospettive, speranza è spirato invece a Trento. Dalle Alpi dove l’Italia lasciò centinaia di miglia di morti (l’«inutile strage», la Grande Guerra da cui nulla s’è imparato) e ha visto poi la lotta di Liberazione dal nazifascismo Mattarella ha celebrato l’80° dell’accordo De Gasperi-Gruber. Allora su macerie e vittime d’un conflitto mondiale e d’una politica razzial-colonialista di Mussolini e oggi e sempre ci vogliono: ascolto, dialogo, diplomazia, riconoscimento delle minoranze, pace, cooperazione. Hitchcock, nel classico La finestra sul cortile, s’inventò un fotoreporter, gamba rotta e sedia a rotelle, che scopre un omicidio nella casa di fronte. Nel cortile Italia bisognerebbe disporre di sofisticati teleobiettivi e cogliere nel Campo Largo l’effettiva collocazione del Paese che il centrosinistra ha in mente per chiedere la fiducia degli elettori. È d’obbligo denunciare derive autoritarie, sovranismi, amicizie pericolose a destra. Ma perché gli indecisi scelgano e gli astenuti tornino alle urne occorre prospettare una visione di umanità, società, mondo da costruire in giustizia pace, libertà, reciprocità, rispetto di persone e ambiente, con quali alleati e come. Giovanni Raboni scrisse versi stupefacenti: Politica estera: «Chi parla ha da dire / le cose che dice e forse no / o forse altre. Ma è un fatto che chi tace / lascia che tutto gli succeda e quel ch’è peggio / lascia che quello che hanno fatto a lui lo facciano a qualcun altro». Era il 2001 del poeta, è l’oggi di Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, compagne e compagni di viaggio a sinistra e al centro, laici e cattolici. Dicono di volere cambiare Italia e mondo; ma non si sa come potrà accadere se non cambian prima loro, se non escono dalla mentalità del cortile, se non guardano più in là, oltre.
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