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La disfatta di Starmer e la fine del bipartitismo: analisi delle elezioni locali del Regno Unito

08 maggio 2026|Daniele Fisichella
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Lo scrutinio alle elezioni locali nel Regno Unito di ieri è ancora in corso, mancano ancora i risultati di Scozia e Galles, ma i dati che abbiamo ad ora ci dicono già molte cose. Queste elezioni erano considerate una sorta di referendum per il premier laburista Keir Starmer che da mesi vive una profonda crisi dei consensi, aggravata – nell’ultimo periodo – dal coinvolgimento del suo ambasciatore negli Usa, Mandelson, con lo scandalo Epstein. I risultati che abbiamo sono sufficienti per dirci che questo voto è stato un disastro per i laburisti e soprattutto per Starmer.

di Daniele Fisichella

Questa disfatta era annunciata e la leadership di Starmer, già messa alla prova gli scorsi mesi, è sempre più in bilico. Tra i parlamentari laburisti, alcuni hanno già chiesto apertamente al premier di stabilire un calendario per le sue dimissioni, invocando una transizione ordinata. Starmer, come al solito, ha risposto di non voler mollare.

Nonostante la sconfitta, il premier può contare su alcuni elementi che potrebbero garantirgli di prolungare la sua permanenza a Downing Street. Sebbene i risultati siano stati catastrofici, sono stati meno cruenti delle previsioni degli esperti e, paradossalmente, i potenziali sfidanti come Angela Rayner e Wes Streeting hanno subito batoste nelle proprie basi elettorali, il che ne limita la capacità di potersi candidare alla successione.

C’è poi il sindaco di Manchester, Andy Burnham, favorito da gran parte della sinistra moderata, ma al momento non può essere candidato perché non è un parlamentare. Questo stallo all’interno dei laburisti favorisce lo sconfitto Starmer: con due guerre in corso e una crisi economica dietro l’angolo, nessuno al momento vuole fare il primo ministro. È probabile un rimpasto di governo, ma la sensazione diffusa è che l’esperienza di Starmer sia ormai agli sgoccioli, in attesa che emerga un candidato capace di sferrare il colpo decisivo.

L’altro dato molto chiaro è una crisi del bipartitismo storico: i voti persi da Labour e Tories sono andati in parte ai Verdi, che hanno guadagnato tra i più giovani, ma soprattutto all’estrema destra populista di Nigel Farage, Reform UK. Ma cosa ci dice la geografia di questi voti?

di Elena Siniscalco

Le elezioni locali sono un fenomeno politico particolare. È difficile descriverle e predirne i risultati mentre sono ancora in corso. Ma oggi pomeriggio, mentre vanno avanti i conteggi dopo il voto di ieri nelle elezioni locali in Inghilterra, possiamo già individuare alcuni punti chiave. Queste elezioni locali, come del resto quelle dell’anno scorso, hanno rappresentato una vittoria per Reform UK, il partito di destra radicale di Nigel Farage.

Le vittorie più notevoli per Reform sono state il collegio di Havering, che diventa il loro primo collegio londinese, e quello dell’Essex. L’Essex, regione a nord-est di Londra, era dei conservatori dal 2001. È un’area a maggioranza bianca, composta parzialmente dai commuter, ovvero le persone che lavorano a Londra e fanno avanti e indietro, e parzialmente da comunità costiere o rurali. Havering, il collegio di Londra, è considerato uno dei quartieri meno multi-etnici della capitale, e ha sempre votato verso destra.

All’opposto, nel collegio di Hackney, nella parte est di Londra, hanno vinto i Verdi. Hackney è una zona estremamente multiculturale, giovane, profondamente progressista, che prima apparteneva ai laburisti. È quindi evidente come il voto per Reform sia fortemente legato a delle matrici culturali radicate nel nazionalismo, e come il partito abbia vinto nelle zone che si identificano più fortemente con l’immagine di un’Inghilterra bianca e tradizionalista. È anche chiaro che Reform non è più un partito marginale, ma è entrato nella politica mainstream, conquistando i voti di elettori bianchi, di mezza età, abbienti, che prima avrebbero votato conservative.

I verdi dal canto loro hanno consolidato la loro presenza a Bristol, diventando il partito principale. Bristol è notoriamente una città giovane, prevalentemente under 40, con molti residenti che lavorano nelle arti o nel tech. Queste elezioni locali ci lasciano con un panorama politico in Inghilterra profondamente complesso. In poco tempo, siamo passati da una competizione prevalentemente binaria, tra labour e conservative, a una in cui questi due storici partiti, insieme ai liberal democratici, si devono battere anche contro i verdi e reform. Il voto è stato profondamente frammentario. Quello che traspare è che la società inglese in questo momento fa molta fatica a mettersi d’accordo su più o meno tutto, è fortemente polarizzata, ed è disposta, nel bene e nel male, a fidarsi di nuovi politici pur di non rimanere bloccata con la vecchia guardia.

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