La difficile lotta contro i licenziamenti all’Electrolux: a rischio 1700 posti in Italia

Ascoltata attraverso le voci di chi ci lavora da 25 o 30 anni, la crisi dell’Electrolux sembra una lotta contro il tempo in cui a perderci sono sempre gli operai.
Nello stabilimento milanese di Solaro sono impiegati circa 700 dipendenti, la produzione è interamente dedicata alle lavastoviglie della multinazionale svedese degli elettrodomestici.
Chi lavora qui dagli anni ‘90 ricorda quando il sito fu risparmiato solo perché era meno costoso di un altro che si trovava in Germania. Più di recente i lavoratori ricordano i blocchi ai cancelli andati avanti per mesi nel 2014, pochi anni fa gli accordi aziendali hanno portato a velocizzare la produzione alla catena di montaggio. Niente che abbia fermato l’azienda da annunciare, lo scorso 11 maggio, 1700 licenziamenti in tutta Italia.
Da allora ci sono state tre giornate di sciopero. Quella di oggi, 25 maggio, è stata indetta in concomitanza con l’incontro tra sindacati e azienda a Roma, al ministero delle Imprese.
Al presidio di Solaro, davanti ai cancelli dell’azienda, ci sono soprattutto delegati sindacali. Ancora non hanno chiaro quanto l’impatto dei licenziamenti sarà pesante nel milanese, ma il livello di preoccupazione non è mai stato così alto. La quota di produzione fin qui destinata a essere esportata negli Stati Uniti sarà con ogni probabilità spostata nello stabilimento di Kingston, sulla costa atlantica. A rischiare il posto di lavoro sono soprattutto i 112 dipendenti con contratti a tempo determinato. Molti di loro sono in scadenza a fine agosto, in molti casi hanno meno di 30 anni. “Fino a poco tempo fa erano i lavoratori che l’azienda stabilizzava per garantire un minimo di ricambio, di futuro” raccontano i colleghi in presidio. In questa lotta contro il tempo, però, per il futuro sembra non esserci più posto.
Ascolta alcune testimonianze dal presidio:
Katia

Rossana

Alberto

Articoli correlati


