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La destra usa l’omicidio a La Spezia per propagandare il pacchetto sicurezza e nasconderne l’incostituzionalità

La destra usa l’omicidio di La Spezia per propaganda ai pacchetti sicurezza

Per la destra l’omicidio a La Spezia è stato una manna dal cielo per pubblicizzare il pacchetto sicurezza. Basta leggere i titoli dei sui giornali, come quel “falce e coltello” di Libero, per insinuare che i rilievi di chi si oppone siano giustificazioni degli atti di violenza. O le dichiarazioni politiche. La norma che inasprisce pene per chi circola con armi da taglio è così diventata la bandiera da sventolare. E per quanto inutile sul piano della prevenzione, aspetto su cui la destra non sembra avere idee che non siano agire solo in termini punitivi, anche la più spendibile per la propaganda, usando la cronaca ed una percezione sociale diffusa. I coltelli diventano cosi cavallo di troia del pacchetto, decisamente meno spendibile e ragionevole. A partire dall’allarme lanciato dai giuristi sull’incostituzionalità delle norme per la repressione del dissenso, dalle perquisizioni al fermo preventivo per chi manifesta, a sanzioni amministrative anche solo per una denuncia. C’è un duro accanimento sui reati fatti dai minori, ulteriore escalation dopo il decreto Caivano, fino alla punibilità dei genitori, altri elementi che allarmano i giuristi. Per passare alle norme pensate per render difficile la vita agli stranieri: la stretta ai ricongiungimenti familiari, fino all’intervento diretto su decisioni giudiziarie su espulsioni e trattenimenti, uno sconfinamento del potere politico in quello giudiziario che è solo un antipasto dell’obbiettivo della riforma della giustizia sottoposta a referendum. Dopo aver fatto circolare le bozze, il governo vuole correre, ed anche sulla scia dei fatti di cronaca e del loro uso spregiudicato, intende portare i due pacchetti sicurezza in Consiglio dei ministri entro una decina di giorni.
L’omicidio dello studente Yousef Abanoub a La Spezia. I Pm stanno valutando l’aggravante della premeditazione per Atif Zouhair, che ha preso da casa il coltello portato a scuola per uccidere il compagno, dopo diversi messaggi di minacce. Lui stesso ha confessato di averlo colpito perché Abanoub aveva postato alcune foto sui social, dopo una serie di litigi che proseguivano da giorni per la stessa ragione: il possesso e controllo di una ragazza. In queste ore i commenti si sono focalizzati su come è avvenuto l’omicidio, ma non sulle ragioni: “Sicuramente l’educazione sessuo-affettiva può essere uno strumento utile per prevenire, ma andiamo incontro ad una legge che va a minare la possibilità di entrare a scuola per dare questi strumenti ai ragazzi. Ma sono fenomeni complessi e non è una bacchetta magica – osserva Celeste Costantino, vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, autrice del libro Senza legge. Perché l’educazione sessuo-affettiva a scuola è una questione politica – invece vedo che si stanno riproponendo formule che vogliono portare nella scuola che ricalcano altri modelli repressivi”.

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