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La destra e la nuova legge elettorale fatta su misura per sbancare tutto

26 febbraio 2026|Anna Bredice
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Parlamento Camera

Eliminazione dei collegi uninominali, un premio di maggioranza molto grande, legato ad una soglia di voti non alta per le coalizioni, e cioè il 40 per cento, ma che tra listino e liste bloccate consentirebbe a chi vince di raggiungere una soglia molto alta di seggi alla Camera e al Senato, tale da poter arrivare con accordi non di grande portata, alcune decine di parlamentari in più, ad eleggere il prossimo presidente della Repubblica e altri membri di organi istituzionali, come ad esempio i membri laici del Csm. Questi sono i punti più controversi e nello stesso tempo centrali della proposta di riforma elettorale stabilita dalla maggioranza questa notte, depositata poco fa in Parlamento, dimostrando con questa tempistica una grande fretta: agire subito per evitare che se dovesse vincere il No al referendum del 22 e 23 marzo, Giorgia Meloni ne possa uscire indebolita e non in grado di dettare le condizioni agli altri alleati. Da tempo se ne parlava, non c’era mai stato un serio confronto tra maggioranza e opposizione, ora arriva un testo che sembra svelare le intenzioni del Governo e del partito di maggioranza relativa, la volontà di Giorgia Meloni di riuscire a stravincere nel 2027 attraverso l’eliminazione dei collegi uninominali nei quali, se l’opposizione si presentasse unita, potrebbe vincere a differenza del 2022 quando invece si divise. Per questo l’idea di eliminarli a favore delle circoscrizioni del proporzionale, poi il premio di maggioranza che naturalmente si tiene al di sotto dei limiti fissati dalla consulta, 230 seggi alla Camera dei deputati, 140 al Senato, ma che per tutte le opposizioni rappresentano un pericolo di pieni poteri per la destra, e infine l’obbligo di indicare già nel programma il nome del candidato premier della coalizione da proporre al capo dello Stato, un passo in più verso il premierato: se a destra è chiaro possa esser Giorgia  Meloni, nell’opposizione si aprirebbe un conflitto tra i candidati, in questo caso Elly Schlein e Giuseppe Conte.

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