Iran vs. Stati Uniti. Negoziati bloccati, ma comunicazioni aperte

I negoziati diretti Iran-Stati Uniti sono fermi. Lo stop di Trump al viaggio in Pakistan della delegazione americana lo scorso fine settimana ha confermato quanto le due parti siano distanti. Nonostante questo la tregua regge e soprattutto nonostante questo Teheran e Washington continuano a comunicare. Tra le due parti c’è sempre la totale sfiducia e nessuno sembra voler fare un passo indietro. Sembra in qualche modo esserci la consapevolezza che un accordo complessivo, un accordo di pace, non sia immaginabile nel breve periodo.
Secondo il sito americano Axios, l’Iran avrebbe proposto a Trump, proprio in questa prima fase, la riapertura dello Stretto di Hormuz, a patto però che la questione nucleare non venga trattata subito ma in un negoziato successivo. Al momento, nel nostro tardo pomeriggio, non ci sono conferme ufficiali su questa notizia. Sappiamo che oggi alla Casa Bianca il presidente riunirà i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale, con i quali probabilmente affronterà anche il dossier iraniano. E sappiamo anche che finora la questione del nucleare sia, con Hormuz, la priorità dell’amministrazione Trump.
Il cancelliere tedesco Merz ha spiegato in maniera molto esplicita come l’Iran sia quasi riuscito a passare in una posizione di forza e come stia trattando in maniera molto astuta. Merz ha poi aggiunto di non vedere una exit strategy, una via d’uscita, da parte americana.
Il ministro degli esteri iraniano, Araghchi, è andato in Russia e ha incontrato Putin. I due Paesi hanno confermato la loro partnership strategica. Mosca avrebbe fornito a Teheran informazioni di intelligence durante la guerra, ma nonostante questo il Cremlino sta cercando di mantenere anche i rapporti con i Paesi del Golfo e con gli stessi americani e israeliani.
In sostanza Putin punta a mantenere un ruolo in Medio Oriente, anche se nella pratica non possa fare molto per supportare il negoziato Iran-Stati Uniti. La sua priorità rimane non provocare strappi con la Casa Bianca per poter continuare a fare quello che vuole in Ucraina. La strategia iraniana invece sembra quella di mettere in campo un piano per arrivare a un’uscita graduale dalla guerra. Piano che appunto richiederebbe il coinvolgimento di altri attori. Prima di arrivare in Russia, Araghchi era stato in Pakistan e in Oman, che si affaccia sull’altra sponda dello Stretto di Hormuz rispetto all’Iran.
Come abbiamo già detto qualche giorno fa, nessuno sembra avere fretta. Ma allo stesso tempo tutti sono consapevoli di come la situazione attuale, la chiusura di Hormuz, non sia più sostenibile per l’economia globale. E su questo punto le pressioni sulla Casa Bianca sono sempre maggiori. Possibile quindi che si cerchi di arrivare prima a un’intesa che permetta la riapertura del Golfo Persico alla navigazione e solo in un secondo momento a un accordo complessivo. A Teheran provano intanto a portarsi avanti. In parlamento è arrivata una proposta di legge per stabilire, lato iraniano ovviamente, la gestione di Hormuz. Il suo controllo da parte delle forze armate e il pagamento di una tariffa da parte delle compagnie navali. Un punto, il pagamento di una tariffa all’Iran, sul quale l’opposizione sarà quasi totale, non solo degli Stati Uniti. Ma, appunto, anche su questo si tratterà.
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