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Iran, tregua appesa a un filo. Israele bombarda il Libano, centinaia di morti

08 aprile 2026|Emanuele Valenti
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Libano

L’accordo di cessate il fuoco per due settimane prevede la riapertura di Hormuz da parte dell’Iran in cambio dello stop agli attacchi americani e israeliani, ma impone anche la fine della rappresaglia iraniana contro i Paesi della regione.
Per Iran e Pakistan – che ha fatto la mediazione – l’accordo include anche il Libano, quindi stop ai bombardamenti israeliani sul territorio libanese. Per Netanyahu e per Trump il Libano invece è fuori dall’intesa.
Venerdì a Islamabad, in Pakistan, dovrebbe cominciare il negoziato tra americani e iraniani per un accordo di lungo periodo, diciamo per un accordo di pace. Ma usiamo tutti i condizionali del caso.
In queste ore diversi sviluppi ci hanno confermato la fragilità della tregua, la massima fluidità in un quadro che cambia rapidamente, la complessità di questa crisi con più guerre e linee di frattura che si sviluppano su piani diversi.
Uno di questi sviluppi è il Libano. Netanyahu, proprio nel giorno dell’accordo di tregua Iran-Stati Uniti, ha lanciato i raid più pesanti dall’inizio della guerra.
Israele, che approfitta di un quadro confuso, sostiene di attaccare obiettivi di Hezbollah, ma i bombardamenti sono stati in aree civili. A inizio serata i morti erano già più di 250.

Altri due sviluppi, che insiema al Libano rappresentaono altri due dossier pesanti sui quali americani e iraniani dovrebbero trovare un accordo definitivo in questi quindici giorni.
Primo lo stretto di Hormuz: alcune navi sarebbero passate, ma poi altre avrebbero ricevuto un messaggio dalla marina iraniana con l’ordine di non procedere senza il suo via libera. Il capo del Pentagono Hegseth ha detto che Hormuz è aperto, alcuni media di stato iraniani hanno detto l’opposto, motivando la chiusura con i continui bombardamenti israeliani sul Libano. Non solo, i media iraniani hanno aggiunto che l’Iran uscirà in toto dall’accordo se Israele dovesse continuare a bombardare il territorio libanese. È tutto collegato.
Secondo punto, secondo sviluppo controverso, il nucleare: gli iraniani sostengono sia stato riconosciuto il loro diritto all’arricchimento dell’uranio, l’amministrazione Trump dice che l’uranio arricchito verrà trasportato fuori dal Paese e che Tehran non farà più arrichimento.
In serata, a conferma della confusione, la Casa Bianca ha anche detto che il documento in dieci punti fatto circolare dagli iraniani – i punti su cui vuole negoziare – non sia quello che Trump ha definito un buon punto di partenza per la trattativa.
C’è anche la rimozione delle sanzioni e il pagamento dei danni di guerra.
Insomma tutto fragile, fluido, imprevedibile.


Ascolta le due testimonianze da Beirut:

Francesca Lazzari, della ong AVSI a Beirut.

Safa Bleik, vice-coordinatrice di Medici Senza Frontiere in Libano, dall’ospedale Rafik Hariri di Beirut.

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