Allo scadere dell’ultimatum Iran e USA trovano un accordo per due settimane di tregua

Il cessate il fuoco è stato raggiunto circa un’ora prima della scadenza dell’ultimatum che Donald Trump aveva lanciato all’Iran, affinché riaprisse lo Stretto di Hormuz. Ad annunciarlo il primo ministro pakistano, Shebaz Sherif, che ci ha lavorato per giorni. Importante sembra essere stato anche l’intervento dell’ultima ora della Cina. Iran e Stati Uniti si impegnano a cessare per due settimane le operazioni di guerra. Lo Stretto di Hormuz verrà riaperto, in questo periodo di tempo, alla navigazione. Il primo incontro tra le parti ci sarà venerdì 10 aprile a Islamabad. Israele dice di appoggiare la scelta americana della tregua. C’è però una questione aperta. Shebaz Sherif dice che la tregua riguarda anche il Libano, Benjamin Netanyahu ha detto che Israele non fermerà la sua offensiva contro gli Hezbollah. Non è del tutto chiaro anche su cosa le due parti lavoreranno. Donald Trump, che per una volta ha fatto un passo indietro e ha annunciato l’intesa dopo i pakistani, afferma che l’Iran ha proposto un piano di pace “fattibile” in 10 punti, e che comunque gli Stati Uniti prenderanno in carico l’uranio arricchito iraniano. Secondo i media iraniani, la proposta in dieci punti include invece una serie di condizioni che gli Stati Uniti hanno fino a ieri respinto. Tra queste, il transito, ma controllato, attraverso lo Stretto di Hormuz, quindi coordinato con le forze armate iraniane, e il ritiro di tutte le forze statunitensi dalle basi regionali. Il piano prevederebbe anche la revoca di tutte le sanzioni primarie e secondarie, il pagamento di un risarcimento completo all’Iran e lo sblocco dei beni iraniani congelati. Ora negli Stati Unti è notte, vedremo tra poco quale sarà la risposta americana. Entrambe le parti dicono di aver vinto, Donald Trump poco fa ha spiegato ad Associated Press che questa, per gli Stati Uniti, è una vittoria totale e completa. Dopo i suoi commenti sulla cancellazione di un’intera civiltà, fatti ieri a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum, l’atmosfera politica negli Stati Uniti si è fatta comunque incandescente. Diversi democratici, ma anche esponenti del Maga delusi dalla sua furia guerriera, chiedono la sua rimozione sulla base del 25esimo emendamento, per “manifesta incapacità mentale”.
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