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Caldo estremo, al lavoro aumentano i rischi ma l’Italia è impreparata

28 maggio 2026|Massimo Alberti
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Caldo estremo, al lavoro aumentano i rischi ma l'Italia è impreparata

Le ondate di caldo sempre più precoci impattano anche sul lavoro: i sindacati chiedono alle regioni di anticipare le ordinanze per fermare il lavoro, ma non tutte si stanno muovendo, e resta il problema dell’assenza di una norma nazionale.
Non esistono dati precisi sull’incidenza del caldo estremo negli infortuni e nelle morti sul lavoro, almeno da parte Inail. A livello globale l’ultimo rapporto datato 2024 dell’ Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro, parla di quasi 23 milioni di infortuni e quasi 20mila morti. La confederazione europea dei sindacati stima negli ultimi 20 anni un aumento del 42% dei decessi da caldo. Il problema è che il mondo del lavoro e le leggi non sembrano adattarsi a una situazione che sarà sempre meno eccezionale a causa del surriscaldamento climatico. Ne è riprova quanto sta accadendo in questi giorni in Italia, dove il caldo estremo a metà maggio ha colto tutti impreparati. Solo due regioni, Emilia Romagna e Lazio, hanno anticipato le ordinanze che, in ordine sparso, l’anno scorso quasi tutte avevano adottato per limitare l’esposizione nelle ore più torride. Il problema è che si tratta di ordinanze disomogenee, bene o male tutte indicano 12,30-16 l’orario di possibile sospensione del lavoro sulla base dei dati dell’ apposito portale, ma non tutte considerano gli stessi settori,edilizia,agricoltura, alcune logistica, o le situazioni interne agli stabilimenti. La lacuna principale è la mancanza di una norma nazionale: l’anno scorso dopo discussioni estenuanti si era arrivati ad un semplice protocollo per integrare il decreto 2008, senza però fissare temperature massime che impongano lo stop automatico, dando solo indicazioni di massima. Il problema è che i lavoratori esposti aumentano: 1 su 5 in Europa, 1 su 3 nell’area mediterranea. Un’impreparazione e un approccio blando assai pericolosi: Un rapporto della Fondazione Di Vittorio indica che il rischio di infortuni sale dell’1% per ogni grado sopra i valori di riferimento e del 17,4% durante le ondate di calore.

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