Iran, firmato l’accordo. Trump lo esalta, ma per lui è una grande sconfitta

“Non c’è nulla di così intelligente come i mercati, e i mercati lo amano”. Cerca di venderlo così, Donald Trump, l’accordo che mette fine al conflitto con l’Iran, almeno per 60 giorni, e che lui ha firmato ieri sera. In realtà, quello che Trump presenta come un grande successo, rappresenta una tra le più sonore sconfitte mai subite dalla diplomazia americana, che si piega a molte delle richieste iraniane. In una conferenza stampa particolarmente convulsa, ieri a Evian, in cui è passato dal dire che l’intesa è solida a minacciare di sganciare per due anni bombe sulla testa degli iraniani, comunque Trump ha confermato una serie di importanti concessioni a Teheran: sblocco dei fondi congelati all’estero, possibilità di ampi investimenti internazionali per la ricostruzione del Paese devastato dai bombardamenti, allentamento delle sanzioni, possibilità per l’Iran di dotarsi di missili balistici, arricchimento dell’uranio a fini civili. In cambio, sostanzialmente, gli Stati Uniti ricevono la riapertura dello Stretto di Hormuz, che, peraltro, era aperto prima della guerra, e vaghe promesse di rinuncia iraniana al nucleare militare, su cui, però, non c’è nulla di stabilito e che dovrà essere definita nei prossimi 60 giorni. Insomma, Trump ha passato mesi a scagliarsi contro l’accordo sul nucleare di Barack Obama del 2015, e ora porta a casa un accordo che non ha nemmeno quelle clausole che, con Obama, limitavano temporaneamente l’accesso di Teheran alle armi nucleari. È chiaro che è un accordo che Trump firma perché costretto dalla crisi globale seguita alla chiusura di Hormuz. È un accordo che i repubblicani a Washington hanno accolto molto negativamente. “Non ci sono elementi sufficienti per poter definire questo accordo un buon accordo”, ha detto Thom Tillis, senatore repubblicano del North Carolina. Ed è un accordo che fa infuriare il governo di Benjamin Netanyahu.
In Israele, parlano esplicitamente di un “abbraccio” tra Donald Trump e gli ayatollah.
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