Iran e Israele hanno fatto un passo indietro, per ora

Dopo il primo scambio a fuoco in due mesi, il cessate il fuoco era entrato in vigore l’8 aprile, Iran e Israele hanno fatto un passo indietro. Entrambi però hanno minacciato di essere pronti a riprendere la guerra. Da parte di tutti e due ci sono la propaganda e la necessità di mandare messaggi agli oltranzisti interni. Tehran ha minacciato altri attacchi se Israele dovesse colpire ancora il Libano. Netanyahu ha ribadito che la guerra non è finita e che sparerà ancora se gli iraniani dovessero lanciare altri missili verso Israele. Per Netanyahu non è finita nemmeno la guerra con Hezbollah. Il suo annuncio dopo una nuova telefonata con Trump. I rapporti tra i due sono complicati. Il presidente americano avrebbe detto a Netanyahu che non può andare avanti proprio adesso che sarebbe vicino un primo accordo con l’Iran. Quello che è successo nelle ultime 24 ore ci dice cose important.
La prima: l’alleanza storica Stati Uniti – Israele non è in discussione, ma Trump sembra aver perso o quasi perso la pazienza con Netanyahu. Il presidente americano vuole arrivare a tutti i costi a un accordo con l’Iran mentre il primo ministro israeliano, il suo alleato, ha l’obiettivo opposto. Trump è alle prese con una pressione interna ed esterna molto forte per l’impatto della guerra sull’economia globale. Netanyahu invece deve andare avanti a causa dell’estrema destra nel suo governo ma anche per le elezioni del prossimo autunno. In ogni caso sembra che gli israeliani non agiscano in autonomia e che si siano coordinati con Washigton anche per gli ultimi attacchi.
La seconda cosa importante: con i missili su Israele per il Libano la Repubblica Islamica ha voluto ribadire il suo ruolo regionale, anche se la sua rete in Medio Oriente è fortemente indebolita. E poi hanno sparato su Israele anche gli Houthi dello Yemen, che sarebbero quelli che su ordine di Tehran dovrebbero chiudere lo Stretto di Bab al-Mandeb, tra Mar Rosso e Golfo di Aden, dove passa un altro 15% del commercio marittimo globale.
Il terzo e ultimo elemento: siamo di fronte all’ennesima conferma di come la strategia iniziale di Trump e Netanyahu – guerra lampo e caduta del regime iraniano – sia fallita. E come dimostra il dossier Netanyahu Trump ha sempre meno presa persino sul suo alleato. Abbiamo citato il negoziato e sappiamo che le richieste iraniane siano pesanti: per esempio la gestione di Hormuz e lo scongelamento di una parte dei fondi di Tehran all’estero. In Iran c’è chi pensa che questo passaggio debba essere sfruttato per un accordo vantaggioso con gli Stati Uniti, con il nucleare ancora rinviato.
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