Le poesie del Larice

Protestiamo cantando e declamando poesie! Sosteniamo le Utopiadi per denunciare insieme l’insostenibilità di Milano Cortina 2026. Lo facciamo a modo nostro, unendo voci e creatività. Ogni giorno, a Vieni con Me su Radio Popolare, dalle 16 alle 17, manderemo in onda una poesia diversa scritta e recitata dai poet* di Percorsi PerVersi. Ognun* con il suo canto del Larice. Aggiungi i tuoi versi. Un pensiero, come una foglia di una chioma più grande.
Scrivi la tua poesia a vieniconme@radiopoplare.it, la leggeremo in diretta e pubblicheremo sul nostro sito insieme alle altre.
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Larice ti chiedo radice
per essere pronta
per andare oltre ai sensi
che non hanno senso
che non hanno verso,
come i miei cadere giù,
dubitare di me stessa
ammalarmi in me stessa
Larice, ti chiedo la voce
di poter dire alla malattia di fermarsi
alla tristezza di calmarsi
al dubbio di fidarsi
Larice, ti chiedo supplice, pace
perdono per chi mi ha fatto male
ti ha fatto male
Francesca Nin Acquaviva (Il larice in omeopatia, utile contro ipocondria, ansia e stati depressivi)
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DIVENTARE ALBERO
500 martiri, mi dici, per la pista da bob delle Olimpiadi
e io che dovrei farci?
dovrei scriverci pagine, un’instant song come Springsteen,
e invece sono flebile, ininfluencer, inutile
come Ned Flanders a Springfield:
“tutto a posto a postino, caro vicino”;
oh no -fischia- c’è l’ICE, giochiamo a “ce l’hai
la cittadinanza” mentre il governo paramilitare spara
a chi gli pare, meglio se non gli pari maranza
è il lupo sul limitare del bosco
e io Cappuccetto Rosso mi appare il fantasma
dei larici nella notte sul Monte Calvo
Se un albero non può scappare nessuno di noi è in salvo:
avremmo dovuto saperlo, noi che non sappiamo stare al mondo,
noi su un piede solo nella terra e l’altro piede nel sogno;
radici ci hanno insegnato a non scappare,
rami a non farci mai i cazzi nostri
usiamo quel che abbiamo: la nostra voce, vento, parole per sfidare i mostri
con motosega e passamontagna
ma quando in strada c’è segatura e il sangue è troppo tardi:
il male ha avuto ragione. però io parto di nuovo,
vado a cercare dove la rete resiste,
dove la foresta ferita combatte, e trovo
te che abbracci gente e piante e riesci a guardare in alto:
sappilo, siamo tante erbacce nell’asfalto;
respiro stanco, braccia spesso invano
ma qualcuno ci prova sempre a diventare altro
a diventare albero
a restare umano
Zoe Aselli detta ZAP
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Uno schianto improvviso un rumore feroce
ed un larice cade ne sparisce la voce
Era casa sicura di civette e di cince
accogliente rifugio per scoiattolo e lince
Miele scuro di bosco dalla linfa nasceva
grazie ad api ed insetti che la chioma accoglieva
Ora il vento non trova la sua voce tra i rami
c’è silenzio quaggiù, niente canti o richiami
E non è solo legno, non è solo materia
era intreccio e respiro era linfa d’arteria
Era dita nel cielo, era casa, era cura
era piedi sicuri nella roccia più dura
A ogni larice perso, a ogni nido abbattuto
la montagna vacilla per il vuoto lasciato
Simonetta De Donatis
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Il massacro dei cinquecento larici
C’erano cinquecento saggi larici
rasi dallo tsunami del denaro:
maledetti i vostri giochi economici
beceri cerchi a Cortina e Milano
Fate piste da bob progetti mega
voi pistoleri della motosega,
celebrate pure i giochi indecenti
sulla chioma di larici innocenti.
Ogni larice è sacro re di neve
tu cinico col Suv che hai venduto
l’anima per un po’ di lusso breve
sei codardo forte con gli indifesi
sei nato paffuto e morirai sputo
medaglia d’oro dei celebrolesi.
di Dome Bulfaro
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Cortina d’acciaio
Si accettano sponsor e larici
per la gioia della diretta
da una Cortina d’acciaio e ghiaccio.
Sempreverde solo la rabbia
quando il gioco si fa spreco.
di Antonio La Neve
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Skeleton
“Per l’amor di Dio!”
non parliamo dell’opera
di Damien Hirst, ma di 500
scheletri di larici abbattuti
uno SKELETON che produce
altri skeleton, amatevi e moltiplicatevi
così scheletri si aggiungono
a scheletri…
di Barbara Rabita
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da I Larici della Val d’Ultimo
piano piano / fate piano / più piano / non è che si spaventa / non vi vede
negli antri legnosi del suo percepire l’albero s’accorge solo di quel che indugia
che non è la tua velocità di primate primatista di parlata a raffica
un secondo per noi è per lui un minuto un minuto e mezzo
altrimenti la tua presenza non gli arriva / scompari / dal suo respiro non sei mai passato non sei esistito in quel prato
vai tac lo abbracci tac foto tac ti stacchi / ciao / lui non ti ha vista nel mentre
da un lontano estremo oltre ultra ultimo millenni millimetri di prana tra corteccia e palmi delle mani
tra la guancia e la corteccia la pancia e la corteccia e che corteccia di scaglie massicce / la sento
vibra la sua eccitazione di riconoscermi accanto vibra e non è emozione che so decifrare / è sua la voce vibra e mi riconosce vibra e non avrei mai scommesso che aruspici potessero tra noi passare
connesso alle verticali terracielo
tu che ami i cani senti il loro entusiasmo quando ti sono accanto vero?
ecco io sento il suo en-theoùs-hiasmòs che annulla i millenni tra la sua nascita e la mia nascita non dirmi ma che vuoi che si senta per il bosco vai randagio coi tuoi cani
a misurare adagio la legna che segherai dai cinquecento larici divelti per far posto alle piste
di Mario Bertasa
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