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In mille giorni il 90% di Gaza è stato distrutto

02 luglio 2026|Martina Stefanoni
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Gaza

I numeri tondi segnano il tempo che passa, aiutano a fermare il flusso e guardarsi indietro. Mille giorni di genocidio hanno un peso specifico particolare sulle spalle della popolazione delle striscia di Gaza. Lo stesso peso che hanno 73mila morti, di cui oltre 21mila bambini, 17mila minori rimasti orfani, 68 milioni di tonnellate di macerie. Su un territorio lungo 40 km e largo 12, Israele ha buttato un quantitativo di esplosivo 16 volte superiore a quello lanciato dagli Usa su Hiroshima nel ‘45. In mille giorni il 90% di Gaza è stato distrutto e il 70% del territorio è stato occupato da Israele. In mille giorni, ci sono stati tre accordi di cessate il fuoco e di scambio di prigionieri, tante promesse mai mantenute di ricostruzione, di apertura dei check point, di ingresso di aiuti. C’è stata la creazione di un board che doveva parlare di pace e che fino ad ora ha parlato solo di creare resort sulle macerie delle case dei palestinesi. La pace e la politica, invece, sono sparite dal discorso. La politica israeliana si è radicalizzata sempre di più, quella palestinese e stata completamente annichilita e quella internazionale ha scelto la via del tiepido silenzio. L’Unione Europea, in mille giorni di genocidio, non è riuscita a dire e fare nulla di significativo o coraggioso, scavando sempre più la distanza tra i governi e le società civili, che invece continuano a scendere in piazza.
Per chi a Gaza ha vissuto un incubo lungo due anni e mezzo, il giorno di oggi è solo un altro in cui provare a sopravvivere, un altro giorno che si aggiunge al peso del non vedere prospettive. Sta a tutti gli altri, a noi, far sì che questo giorno abbia un senso. “Noi abbiamo la speranza e la pazienza”, dicono spesso i palestinesi, “ma senza prospettive, prima o poi, entrambe si esauriscono”.

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