In migliaia a Genova, tanti non erano nati nel 2001: la guerra, i diritti, la repressione di ieri e di oggi

Si sta concludendo in questi minuti in piazza de Ferrari, in pieno centro di Genova, il corteo che da piazza Alimonda ha attraversato un pezzo di città ripercorrendo le strade dei cortei di 25 anni fa. È stato il giorno in cui giovani e studenti si sono presi la piazza di Genova, l’arrivo determinato e arrabbiato dello spezzone degli studenti in piazza Alimonda al grido “Siamo tutti Carlo Giuliani” con i fumogeni rossi davanti alla chiesa dove il – quasi – loro coetaneo venne ucciso 25 anni fa: è stato forse il momento più forte ed emozionante, sicuramente la fotografia della giornata.
Il corteo è nato dal collettivo “In ogni caso nessun rimorso”, formato su iniziativa della realtà sociali. È stata certo una piazza intergenerazionale, che ha condiviso quelle emozioni mettendo insieme chi ha vissuto quelle giornate con chi non c’era, ma il protagonismo è stato indubbiamente di questi ultimi: un’informazione nata dai racconti dentro le realtà di attivisti, ma anche, per qualcuno, dei genitori o dal materiale trovato in rete perché la piazza non era certo una piazza di soli militanti, circa 5-10 mila persone che l’hanno attraversata. Certo molto consapevoli sul peso della testimonianza, soprattutto per chi è di Genova, come mi spiega un ragazzo che visse la città blindata, ma anche su quel tema di filo politico che si è provato a dare.
Due diciannovenni spiegano che, però, non è solo paura della repressione, della precarietà, ma la presenza oggi in piazza diventa anche spunto per partecipare e reagire, qualcosa che al potere di sicuro non piace, che è stato simboleggiato dalle azioni come la sede di CasaPound ricoperta di manifesti o la vernice davanti alla sede di Confindustria, che insieme alla guerra e al genocidio a Gaza sono stati temi ricordati più frequentemente dal corteo.
“Il mondo di oggi è anche peggio”, osserva un sanitario che in quei giorni vedeva arrivare i feriti in ospedale. “Ma questi giovani danno speranza che ancora ne sia possibile uno diverso” aggiunge, riprendendo lo slogan dell’allora Genoa Social Forum, in un corteo tutt’altro che nostalgico, ma pieno di contenuti.
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