Francia. Il video usato da Barrot per chiedere le dimissioni di Francesca Albanese è stato manipolato

L’attacco del ministro degli esteri Jean-Noël Barrot, che ieri davanti al Parlamento francese ha annunciato che la Francia chiederà le dimissioni di Francesca Albanese alla prossima sessione del Consiglio dei diritti umani dell’ONU il 23 febbraio prossimo, si fonda materialmente su un falso, una fake news grossolana di copia e incolla.
Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi, non ha mai detto “Israele è il nemico comune dell’umanità”, come pretende la propaganda del governo Netanyahu e dei suoi sostenitori e come ha lasciato intendere il ministro degli esteri francese, accusandola di attaccare Israele in quanto popolo e nazione. Le sue parole, tenute in un colloquio sulla Palestina in Qatar, ora pubblicate integralmente, sono state palesemente tagliate e manipolate.
Francesca Albanese, nel suo intervento, ha denunciato come nemico dell’umanità non Israele, ma il sistema internazionale che ha permesso e lasciato fare politicamente, finanziariamente e militarmente il genocidio a Gaza. Ma, per così dire, poco importa. Poco importa che il ministro degli esteri francese dia, senza imbarazzo, credito e seguito a un falso grossolano e pur verificabile nell’epoca contemporanea delle verità alternative.
Molto più del pretesto malassortito, ciò che conta è la presa di posizione politica della Francia contro Francesca Albanese, di cui ormai Parigi contesta l’oggettività e l’imparzialità di azione e di giudizio, designandola come una militante manifesta della causa palestinese, colpevole, secondo il comunicato del Ministero degli Esteri francese, “di una lunga lista di prese di posizione scandalose contro Israele”.
La Francia, che pure ha recentemente riconosciuto lo Stato Palestinese, ha da sempre una posizione ambivalente. Alleata tradizionale di Israele – sono i francesi negli anni ’50 a fornire la tecnologia nucleare a Tel Aviv – ma anche filo-araba come ex potenza coloniale in Medio Oriente e nel Maghreb, con la più importante comunità ebraica in Europa e anche la più importante comunità musulmana. Contraddizioni, derive e tensioni antisemite, ma anche islamofobe, con una sinistra radicale sempre più pro-palestinese e una destra nazionale identitaria in sintonia con Netanyahu, il suo governo di estrema destra. E se Macron resta un difensore dell’autorità palestinese, i voti del suo elettorato di centrodestra oggi si ritrovano più nel sostegno a Netanyahu che nel riconoscimento dello Stato palestinese.
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