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Il trasformismo dei 5 Stelle. Ora vogliono il ponte sullo Stretto

Giancarlo Cancelleri Ponte Stretto M5S ANSA

Un ponte su cui giocare, mangiare e socializzare. Lo teorizzò Toninelli annunciando la ricostruzione del ponte Morandi crollato a Genova. Un viadotto autostradale di 2 chilometri sospeso a 100 metri di altezza su cui sfrecciavano auto e tir e dove il ministro dei trasporti voleva mandare le famiglie a divertirsi.
Sarà mica che a qualcuno sia venuta in mente la stessa cosa per il ponte sullo Stretto?

Il clamoroso cambio di rotta pentastellato sul ponte di Messina è incomprensibile e ne ha approfittato subito Casaleggio per sferrare un colpo nella guerra contro Conte e Grillo. Tramite il blog della piattaforma Rousseau ha parlato di “amnesia selettiva politica” ricordando gli anni di battaglie no ponte.

Il sottosegretario grillino ai trasporti Giancarlo Cancelleri, che ha aperto all’opera, tre anni fa in campagna elettorale in effetti affermava: “Mi sento preso per il culo quando mi dicono che la priorità della Sicilia è il ponte sullo Stretto“.

I 5 Stelle appaiono come il più grande partito-zelig di sempre. In una sola legislatura sono stati capaci di fare i sovranisti di destra alleandosi con Salvini, poi di mettere insieme quello che definirono il governo più a sinistra della storia alleandosi col PD e LeU.

Oggi evidentemente il profumo di tecnocrazia che emana il governo Draghi li ha trasformati ancora una volta. Hai visto che adesso diventano favorevoli pure al Tav in Valsusa, al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua?

Il nero, il rosso, il ponte sullo Stretto in tre anni. Come si cambia.

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Si è chiuso venerdì mattina al cimitero Monumentale il ciclo di eventi dedicati a Anna Kuliscioff, nel centenario della morte, avvenuta il 29 dicembre del 2025 a Milano. Una serie di iniziative che hanno puntellato l’anno appena terminato, e che si è concluso simbolicamente nel giorno del suo compleanno, il 9 gennaio. Medica, giornalista, rivoluzionaria socialista, femminista ante-litteram, la figura di Anna Kuliscioff ha lasciato un segno fortissimo nella cultura progressista italiana. Spinta da idee rivoluzionarie fin dalla giovinezza, Kuliscioff nella sua vita ha attraversato diverse correnti del rivoluzionarismo di quel tempo, dall’anarchismo bakuniano fino ad avvicinarsi, e portare avanti quelle idee per tutto il resto della sua vita, alla corrente cosiddetta del “riformismo socialista”, insieme al marito Filippo Turati. Una delle sua grandi battaglie fu quella per il voto alle donne. Fu fondamentale per il socialismo italiano e per il progresso della città di Milano. Walter Galbusera, presidente della Fondazione Kuliscioff, la ricorda così al microfono di Alessandro Braga.

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