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Il tabù di Gaza: dominanti e sottomessi

Gaza

Gaza è uscita dai radar. Anzi, no: ci irrompe. Nella Striscia si continua a morire: neonati di gelo, donne, uomini, bambini, anziani di fame e malattie. Son venute anche alluvioni, ma in nome della persecutorietà con cui salva sé stesso e della pax trumpiana d’ottobre Netanyahu non ha smesso di bombardare, bloccare aiuti, mettere fuori legge organizzazioni internazionali. La comunità (si fa per dire!) internazionale è rimasta zitta, vilmente non ha inviato soccorsi, Protezione Civile come avrebbe fatto in qualunque parte del mondo. I gazawi sono rimasti sott’acqua, tra macerie, tende divelte, freddo, fame. Gaza è un tabù: è un pensiero non ammissibile alla coscienza; è il crogiuolo dove moti inconsci posson farla da padrone, la razionalità coprire indicibile e misfatti, le ideologie inventare storytelling, i fanatici religiosi profanare il sacro della vita e credersi unti del Signore, il dio denaro presentarsi come salvatore ed esigere vittime sacrificali: cioè i poveri; e chi non tiene moneta non ha neanche diritti. Fu il Cancelliere Merz a constatare: «Israele sta facendo il lavoro sporco per l’Occidente». Come dire: oggi i conti si regolano in altro modo; il passato è Norimberga (da non perdere l’omonimo film con Russell Crowe!), diritto internazionale e umanitario, organismi sovranazionali, popoli che si autodeterminano, gestiscono relazioni, scambi, conflitti anche ma secondo regole condivise. Trionfa il più forte, si regredisce all’arcaico dente per dente foraggiato dall’industria delle armi, ad un’umanità fatta di dominanti e sottomessi. Gaza è il laboratorio, il modello. Il «nuovo sceriffo a Washington» (Vance dixit) ha annunciato ora i provvedimenti per rendere operativa la visione del Board of Peace per Gaza. Gazawi non pervenuti. Uomini e interessi di Trump, sì: “finanziamenti su larga scala e mobilitazione di capitali”, stretta collaborazione con Israele, principali nazioni arabe e comunità internazionale (non si sa come visto che per la Casa Bianca il Board è un «potenziale sostituito dell’Onu»). Meloni: invitata nel Board sprizza gioia, ammessa nel saloon buono. «Gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro» cantava De Andrè in una sorta di Spoon River. E aggiungeva: «Le mie ossa regalano ancora alla vita: / le regalano ancora erba fiorita». Continuo a credere che figli e nipoti attingeranno ancora all’energia psichica, all’etica, alla creatività della memoria che viene dall’”erba fiorita” su ossa di morti perché vita, idealità, speranza avessero la meglio, la luce prevalesse sulle tenebre. L’attuale sceriffo di Washington non è eterno, neppure chi lo sogna o gli è complice. I sottomessi si liberano prima o poi, senza diventare dominatori, cercando di convivere e diventare fratelli di altri fratelli e di altre sorelle. Rendiamo pensabile il prima. Prepariamo il poi.

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