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Il realismo magico delle notti arabe

Raccontare la realtà del proprio paese senza essere troppo didascalici o realistici è una forma d’arte. Ce lo hanno insegnato molti registi sudamericani, dall’Argentina al Cile, quando la dittatura era il male assoluto da debellare ma senza dare troppo nell’occhio, al realismo magico fatto di simbologie surreali, ma anche nell’Europa più latina come la Spagna di Luis Bunuel e il Portogallo di Manoel De Oliveira.

Nomi non scelti a caso e che vengono in mente guardando Le mille e una notte – Arabian Nights di Miguel Gomes. Regista di culto proveniente da Lisbona, scoperto alla Berlinale con Tabu e poi invitato in diversi festival. Queste sue notti arabe sono un film di sei ore. Tre capitoli di due ore l’uno, suddiviso in: Inquieto, Desolato e Incantato, per declinare delle storie ispirate alla penosa realtà del paese in cui vive ma, non riuscendoci, scappa affidando il racconto alla bella Sherazade. La realtà c’è ma è mescolata a molta ironia e bellezza

Il primo volume Inquieto infatti inizia così, con Miguel Gomes che spiega questa sua urgenza e questa difficoltà nel realizzarla. Sherazade si rivolge al re: “Si racconta, o re beato, che in un triste paese tra i paesi, dove la gente sogna sirene e balene, la disoccupazione dilaghi”. Nel secondo, Desolato: “Si racconta, o re beato, che un giudice turbato piangerà, invece di emettere la sua sentenza, in una notte in cui tutte e tre le lune saranno allineate”.

Nel terzo, Incantato, le cose si complicano perchè Sherazade si rende conto che le sue storie non servono a rallegrare il re, anzi, a mostrargli una realtà che non vorrebbe vedere. “O re beato, quarant’anni dopo la Rivoluzione dei Garofani, nelle vecchie baraccopoli di Lisbona c’era una comunità di uomini stregati che, con impegno e passione, si dedicava a insegnare agli uccelli a cantare…”.

Se attraverso queste brevi introduzioni si intravede il contenuto complesso e variegato di ogni singolo capitolo, maggiore deve essere lo sforzo di immaginazione per comprendere gli aspetti visivi e le peripezie estetiche di queste Arabian Nights. Descriverle è quasi impossibile.

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Si consiglia quindi l’ascolto di questa intervista a Miguel Gomes

Miguel Gomes

  • Autore articolo
    Barbara Sorrentini
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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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