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Il Pd si divide sul piano di riarmo Von Der Leyen. Schlein: “Sì alla difesa comune, no alla corsa alle armi dei singoli stati”

Pd all'Europarlamento di Strasburgo

Per Elly Schlein le cose non cambiano, “la posizione sul riarmo è e resta la stessa, sì ad una difesa comune e non la corsa al riarmo dei singoli Stati”, dice la segretaria del Pd con una nota diffusa dopo circa un’ora dal risultato arrivato da Strasburgo. Gli undici astenuti sono la maggioranza, ma molto risicata dei 21 eurodeputati, la delegazione di fatto si è spaccata, se la linea era quella di astenersi per non creare ulteriori conseguenze anche nel gruppo dei socialisti europei, di cui la parte italiana è la più grande, il risultato si è raggiunto solo perché i due indipendenti nel Pd, Cecilia Strada e Marco Tarquinio, hanno accettato di astenersi e non hanno votato contro, come forse inizialmente pensavano di fare. Sarebbe stata una sconfitta anche per Elly Schlein, una delegazione divisa in tre, l’impossibilità di tenere saldo il partito in Europa, ma le conseguenze arrivano fin a Roma e si fanno sentire. I riformisti del partito vogliono una discussione, non arrivano a chiedere un vero congresso, ma una discussione urgente su questo tema, punto importante, perché si tratta della posizione del partito sulle armi, sulla difesa, sull’Europa. Stefano Bonaccini, presidente del partito e finora stretto alleato di Schlein, ha votato a favore della risoluzione, contro la linea della segretaria che per mediare aveva proposto l’astensione. A Roma si levano voci critiche, Elly Schlein aveva espresso la sua posizione durante l’ultima direzione, non c’erano state spaccature ma da quel giorno altri hanno iniziato a rivendicare un parere diverso, ad esempio Paolo Gentiloni, ex commissario, favorevole al piano di Von der Leyen, il rischio è un indebolimento della sua leadership nel partito, la difficoltà di mantenere l’unità su un tema che attraverserà la vita del Pd nei prossimi mesi.

  • Autore articolo
    Anna Bredice
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    Il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme dal 26 dicembre scorso in tenda, accampato davanti all’ospedale cittadino Ferdinando Veneziale. La protesta serve a chiedere risorse e iniziative alla regione Molise per rilanciare la struttura, visto che la desertificazione sanitaria avanza senza ostacoli. Secondo la pianta organica, al pronto soccorso dovrebbero esserci tredici medici. Invece ce ne sono solo quattro. In radiologia tre su dodici. L'ortopedia è al lumicino, altri reparti vanno a singhiozzo. Per mancanza di monitor funzionanti, solo cinque letti di cardiologia su dieci sono attivi. In queste condizioni, il ricorso ai gettonisti è quasi obbligatorio. Castracaro insiste e dice che finché non avrà risposte chiare non mollerà. La situazione in regione è peggiorata nel corso degli anni. La rete ospedaliera nel 2009 aveva quasi 1.800 posti letto e ora sono mille. Il peso della sanità privata invece si è moltiplicato: nel 2009 le imprese avevano il 10% dei posti letto, oggi circa il 40%. Mentre i cittadini vedevano sparire i reparti pubblici la sanità accreditata remunerata con soldi statali ha prosperato. Un piccolo (grande) esempio di come il servizio sanitario nazionale, introdotto in Italia nel 1978 dall’allora ministra della salute Tina Anselmi, si stia progressivamente sgretolando, a nord così come a sud. L'intervista di Cinzia Poli e Alessandro Braga al sindaco Piero Castrataro.

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    Lombardia: ‘Ndrangheta, Mafia e Camorra alleate per gli affari. 62 persone condannate

    Sono arrivate 62 condanne nel processo sull’alleanza mafiosa lombarda Hydra. Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati dei 78 rinviati a giudizio a pene fino a 16 anni di reclusione, quasi cinque secoli totali di carcere. 24 le condanne per 416 bis, associazione mafiosa. Accolta la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia c’è stata un'alleanza tra ‘ndrangheta, mafia e camorra in nome degli affari. Le tre organizzazioni criminali, come emerso dalle indagini, avevano capito che in Lombardia senza farsi la guerra c’è spazio per tutti. Il giudice, che ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali. In Lombardia le tre mafie avevano deciso di mettersi insieme, ciascuna con la propria specificità, per fare business, “autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa Nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta” ha detto la pm Cerreti durante la requisitoria. “So che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo passi avanti”. Dell’importanza di questa inchiesta, Hydra, Roberto Maggioni ne ha parlato con Andrea Carni, ricercatore, che insieme a Nando dalla Chiesa ha scritto il libro “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia”.

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