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Il nuovo album di Thurston Moore e Bonner Kramer: una preghiera per le anime straziate di Gaza

27 febbraio 2026|Marcello Lorrai
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Il nuovo album di Thurston Moore e Bonner Kramer

Il titolo è They Came Like Swallows, come quello del romanzo autobiografico del 1937 dello scrittore statunitense William Maxwell (in italiano Come un volo di rondini), che attraverso gli occhi di un bambino di otto anni di una famiglia del Midwest raccontava il flagello dell’epidemia di influenza del 1918, la tristemente famosa “spagnola”, responsabile di milioni e milioni di vittime. Ma in questo caso si tratta di un’epidemia di un altro tipo, non meno spietata, che sono però uomini ad avere creato e propagato: “Abbiamo immediatamente sentito – scrive in una nota di presentazione Thurston Moore – che They Came Like Swallows dovesse esistere come una preghiera per le anime martoriate delle famiglie della Palestina decimate dalla brutalità del genocidio. Siamo stati d’accordo nell’offrire la nostra musica come una forma di attivismo sonico e di energia benefica. L’album è il nostro scambio in duo per la dignità umana, la nostra musica dell’anima per ogni parvenza di pianeta in pace”.

Realizzato da Thurston Moore e Bonner Kramer, chitarra elettrica e voce il primo, basso, tastiere, campionamenti e voce il secondo, They Came Like Swallows, sottotitolo Seven Requiems for the Children of Gaza, uscirà il primo maggio in Cd, vinile e digitale, pubblicato da Silver Current Records: nell’annunciarlo, Moore e Kramer a metà febbraio hanno intanto pubblicato la traccia di apertura, Urn Burial (cioè “sepoltura nell’urna”), corredata da un video: un brano fra minimalismo e post-rock di grande intensità emotiva. Il ruolo di fondatore e chitarrista della band newyorkese di rock noise/alternativo Sonic Youth, attiva fra il 1981 e il 2011, ha fatto di Thurston Moore una figura di culto nel mondo della musica d’avanguardia, un musicista rispettato per il suo contributo artistico così come per la sua coerenza: su posizioni libertarie e anticapitalistiche, critico dell’industria della musica e propugnatore dell’indipendenza, ammiratore delle espressioni musicali non convenzionali e non conformiste, a cominciare dal free jazz, Moore è un convinto sostenitore della causa palestinese, e ha aderito fin dall’inizio alla campagna internazionale BDS di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele, che Moore considera uno stato che pratica l’apartheid.

Moore non ha mancato di criticare colleghi, come i Radiohead, che sono andati ad esibirsi nel paese, e recentemente è stato fra i nomi di maggiore risonanza internazionale, assieme ad artisti come Brian Eno e Massive Attack, che hanno sottoscritto l’appello – iniziativa di Musicians for Palestine – a Live Nation Entertainment, la più grande società a livello mondiale di organizzazione di concerti, perché smetta di lavorare in Israele. Bonner Kramer è venuto fuori dall’effervescenza dell’avantgarde newyorkese a cavallo fra anni settanta e ottanta, ha collaborato fra gli altri con John Zorn, e si è poi affermato come produttore, in particolare nell’ambito della musica alternativa, in anni più recenti per esempio di gruppi slowcore come Low e Galaxie 500.

Moore e Kramer si conoscono da una vita, ma questo è il loro primo album comune. Kramer ha preparato e registrato alcuni canovacci nello studio nella sua casa; ha poi raggiunto Moore in Florida dove hanno registrato le parti di chitarra, e poi assieme hanno improvvisato creando altri pezzi. L’unico brano in cui compaiono le loro voci è l’ultimo di questi sette requiem per i bambini di Gaza, una cover di Insight dei Joy Division.

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