Il nuovo album dei Tinariwen denuncia le violenze sul popolo touareg dei paramilitari russi della Wagner
22 marzo 2026|Marcello Lorrai
CONDIVIDI

Da quando a partire dagli anni ottanta l’attenzione del pubblico internazionale è stata catturata da musiche etichettate come “world music” – espressione discussa e discutibile ma fortunata nel riuscire a “vendere” anche musiche prima considerate periferiche e senza potenzialità commerciale – molti ambiti delle musiche del mondo sono stati portati alla ribalta suscitando via via delle ondate di interesse, spesso anche molto effimere. In questa dinamica, quello del rock-blues touareg può essere ormai decisamente considerato come il fenomeno più tenace e duraturo – in termini di tenuta sulla scena internazionale – di tutta la vicenda della cosiddetta world music: un fenomeno che è iniziato al principio del nuovo millennio con la prima uscita internazionale dei Tinariwen, il gruppo emerso negli anni ottanta che ha fatto da caposcuola della modernizzazione della musica touareg. E, quasi mezzo secolo dopo la loro nascita, e un quarto di secolo dopo l’inizio della loro esposizione internazionale, la musica degli stessi Tinariwen non sembra affatto soffrire del passare del tempo. Un miracolo artistico che è confermato da Hoggar, il nuovo album della band, pubblicato a metà marzo dall’etichetta Wedge: altrettanto affascinanti i brani di impronta sostanzialmente acustica e quelli in cui la chitarra è elettrica. È stata proprio l’adozione della chitarra la chiave di volta della modernizzazione della musica touareg portata avanti dai Tinariwen, e la chitarra elettrica ha messo radici nella musica touareg non come captatio benevolentiae nei confronti del pubblico occidentale e internazionale abituato al rock e al blues, ma come una naturale proiezione contemporanea di un feeling insito nella musica dei nomadi del deserto: in Hoggar ritroviamo un uso della chitarra elettrica che nei Tinariwen corrisponde ad una vera esigenza espressiva, e che ha una grana stilistica di temperamento e tutta speciale, con una fisionomia che è sì rock-blues ma non corriva, non imitativa di modelli rock e blues provenienti dall’esterno della sfera culturale touareg, e indicativa di una sensibilità peculiare. Con le chitarre, le percussioni, le voci maschili, e le voci femminili di accompagnamento, in Hoggar fanno la loro comparsa anche synth ed elettronica, a cura dell’artista francese Emile Papandreou del duo elettropop Uto, ma senza adulterare la genuinità della musica. Date le loro traversie e quelle del loro popolo, è un miracolo anche che l’esperienza dei Tinariwen continui da così tanti anni: dopo la ribellione touareg che negli anni sessanta rispondeva alla repressione contro le popolazioni nomadi messa in atto dallo stato del Mali fresco di indipendenza, la modernizzazione della musica touareg maturò nei campi profughi in Algeria e in Libia, e i Tinariwen si formarono a Tripoli. Alla metà degli anni ottanta si spostarono in un campo libico; nel ‘90 scoppiò una nuova rivolta e alcuni membri della band imbracciarono le armi; nel ‘91 fu firmato un armistizio, e i Tinariwen si dedicarono completamente alla musica. Poi nel nuovo millennio, dopo la distruzione dello stato libico, riprese la lotta armata touareg ma cominciò anche l’attività delle milizie jihadiste, e i Tinariwen sono stati costretti a ripiegare nel sud dell’Algeria: oggi la situazione è peggiorata e complicata dell’intervento russo nell’area, con la Wagner che non va tanto per il sottile, e i Tinariwen – i membri storici del gruppo sono ormai sulla settantina e oltre – hanno dovuto una volta di più riparare in Algeria. Registrato a Tamanrasset, nel sud dell’Algeria, nello studio creato da Iyad Sadam Moussa Ben Abderahmane, frontman di Imarhan, uno dei gruppi touareg a cui i Tinariwen hanno aperto la strada, Hoggar, album forte nei contenuti, testimonia della terribile situazione, con i militari maliani e i mercenari russi che bruciano villaggi, uccidono il bestiame e stuprano. “Nessuno ne parla, né politici né giornalisti – dice il cofondatore di Tinariwen Abdallah Ag Alhousseyni – e quindi dobbiamo farlo sapere al mondo attraverso la nostra musica”.In aprile i Tinariwen saranno di ritorno dal vivo in Italia, il 20 a Milano, il 21 a Roma e il 22 a Padova.
Continua la lettura

Referendum. Davvero qualcuno a sinistra si fida di questi?
22 marzo 2026|Lorenza Ghidini

Referendum. “Modernizziamo l’Italia”. Meloni cerca in extremis i moderati
21 marzo 2026|Massimo Bacchetta

Milano accoglie Schlein per l’ultimo comizio alla sua maniera: con cauto ottimismo
21 marzo 2026|Luigi Ambrosio