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Il Met Gala è lo specchio di una New York diseguale e capitalista

05 maggio 2026|Roberto Festa
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Conferenza Met Gala 2026, con Lauren Sanchez Bezos, Anna Wintour ecc

Un newyorkese su quattro vive in povertà. Un biglietto per il Met Gala costa 100 mila dollari. In questi numeri è già racchiuso un elemento caratterizzante la vita a New York di questi tempi. Le enormi differenze di condizione economica. Il dato non è, ovviamente, nuovo, e già nel passato ha attirato su uno dei grandi eventi della moda e dell’arte globali critiche e proteste. Bill De Blasio, l’ex sindaco di New York, non ha per esempio mai partecipato al Met Gala, se non nel 2021, quando la città si riprendeva dalla crisi del Covid, proprio come segnale di partecipazione alla volontà di ripresa di un’intera comunità. Quest’anno comunque, al tema delle diseguaglianze economiche se n’è aggiunto un altro, più generale, relativo al tipo di capitalismo oggi imperante. Va ricordata anzitutto una cosa. Il Met Gala è uno dei grandi eventi della stagione newyorkese, e serve per finanziare il Costume Institute, la parte del Metropolitan Museum dedicata alla moda e all’arte. Il gala è organizzato da un comitato, di cui in questi anni la mente artistica e organizzativa è stata Anna Wintour, la ex direttrice di Vogue, una delle persone più influenti della scena globale della moda. Quest’anno però, come chairman e chairwoman onorari del comitato, sono stati nominati Jeff Bezos e la moglie Lauren Sanchez. E qui sono iniziate le polemiche. Non si trattava più, infatti, di un evento che esibisce con brutale chiarezza le differenze economiche e sociali in città. Si trattava anche di un evento presieduto, quanto meno simbolicamente, dall’uomo la cui azienda, Amazon, è responsabile di condizioni di lavoro spesso estremamente dure, difficili, per i suoi dipendenti. L’uomo che si è prestato a collaborare con l’amministrazione Trump, che ha finanziato la campagna di Donald Trump. E qui sono cominciate le proteste. Nelle settimane precedenti all’evento, che c’è stato ieri sera, un gruppo di attivisti chiamato Everyone Hates Elon (Tutti odiano Elon) – un riferimento a un altro controverso miliardario, Elon Musk – ha lanciato un appello al boicottaggio, accompagnato dall’affissione di manifesti sui vagoni della metropolitana e alle fermate degli autobus. Venerdì, in riferimento alle lamentele dei dipendenti di Amazon costretti a saltare le pause bagno e a urinare in bottiglie, il gruppo ha posizionato quasi 300 bottiglie di urina finta all’interno del Metropolitan Museum of Art. Domenica, alla vigilia del gala, una serie di videointerviste ai dipendenti di Amazon sono state proiettate sull’Empire State Building, sul Chrysler Building e sull’attico dei Bezos vicino a Madison Square Park. “Se puoi comprare il Met Gala, puoi pagare più tasse”, recitava una delle proiezioni trasmesse dal retro di un furgone, insieme a una foto di Bezos sorridente. Alla fine, la dimensione della politica, della protesta, ha finito per diventare preponderante su quella dell’evento che racconta e riassume la ricerca tra moda e arte. E quindi, alla fine, non resta che ricordare chi ha partecipato, e chi no, al Met Gala di lunedì 4 maggio. Non ci sono andati il sindaco di New York, Zohran Mamdani, e poi Meryl Streep, Timothy Chalamet, Billie Eilish, Lady Gaga, Lana Del Rey, Zendaya. Ci sono andati, tra gli altri, Nicole Kidman, Beyoncé, Madonna, Julienne Moore, Venus Williams, Cher, Bad Bunny, Connor Storrie.

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