Il Governo Meloni tenta di militarizzare la sicurezza pubblica, Mattarella dice no

È il sesto decreto repressivo, questa volta tutto mirato a colpire i minori, con nuovi reati, come quello di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e, come nel caso di Caivano, con multe ai genitori anche per minori non imputabili, fino al fermo preventivo per i minorenni, estrapolato dal disegno di legge fermo al Senato ed inserito in un decreto su cui tutti i partiti si sono precipitati un minuto dall’approvazione al fine di alimentare una campagna elettorale sempre più centrata sul penalismo e sulla repressione. L’intervento del capo dello Stato ha tolto di mezzo una norma che avrebbe stravolto gli equilibri democratici del Paese, per tutti, non solo per i minorenni. L’intenzione era quella di dotare i militari, che nei prossimi giorni arriveranno a Milano, del potere di polizia giudiziaria, consentendo loro di effettuare arresti, sostituendosi alle forze di polizia, una militarizzazione della sicurezza pubblica, in aperta violazione della Costituzione. Mattarella ha detto di no, ma rimane il fatto che per ore il Governo abbia pensato ad una torsione del sistema democratico come questa. Restano le altre norme, che come tutti gli altri decreti, innalzano pene e creano nuovi reati, sarà consentito l’arresto in flagranza differita e il fermo preventivo. Su questa misura c’è anche una sorta di giallo: nel pre-consiglio dei ministri era sparita, poi nella riunione conclusiva è stata reintrodotta, nel frattempo era accaduto che la notizia dell’esclusione dal decreto era uscita da Palazzo Chigi, Roberto Vannacci a pochi metri di distanza, mentre presentava le sue proposte sulla sicurezza, rivendicava il fermo preventivo e se lo intestava, additando e accusando gli altri partiti di governo di debolezza. È la dimostrazione di quanto la destra sia pronta a sfidarsi all’ultimo voto facendo propaganda sulla repressione, che serve a coprire tutti gli altri problemi, questa volta colpendo i minori, al punto che Giorgia Meloni, in un lungo video nel quale rivendicava la stretta, ha puntato il dito anche su quegli avvocati di Milano che hanno cercato in questi ultimi giorni di aver informazioni e di aiutare le famiglie dei minori fermati in questura.
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