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“Dopamine Chamber”: il presente distopico nel nuovo album dei Fontaines D.C.

20 ottobre 2026|Dario Grande
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Dopamine Chamber è il titolo del quinto album in studio dei Fontaines D.C., pubblicato venerdì 16 ottobre per XL Recordings. Il quintetto irlandese torna a due anni da Romance, il lavoro che ne ha consacrato definitivamente il successo internazionale, proseguendo un percorso che in appena sette anni lo ha portato dai piccoli club di Dublino ai palchi dei più grandi festival europei.
La storia dei Fontaines D.C. comincia nel 2014, quando Grian Chatten, Carlos O’Connell, Conor Curley, Conor Deegan e Tom Coll si incontrano durante gli studi musicali a Dublino. Uniti dalla passione per la poesia e la letteratura irlandese, pubblicano nel 2019 Dogrel, un esordio dalle sonorità post-punk che attira immediatamente l’attenzione della critica anche per i testi fortemente legati alla cultura irlandese, alla società e alle contraddizioni del presente. Seguono A Hero’s Death nel 2020 e Skinty Fia nel 2022, fino alla svolta di Romance, con cui la band abbandona maggiormente le coordinate degli esordi per esplorare orizzonti più melodici e sintetici.
Un’evoluzione che con Dopamine Chamber prosegue, a partire dal titolo, che richiama il ruolo della dopamina nei meccanismi del piacere e della gratificazione. Il disco è stato immaginato dal cantante Grian Chatten come una stanza in cui siamo continuamente bombardati da stimoli emotivi, tra notifiche, intrattenimento e notizie drammatiche che finiscono per confondersi. Un’immagine di un tempo sempre più distopico, segnato dall’intelligenza artificiale, dall’ansia climatica e dalla sensazione di avvicinarsi a una catastrofe, mentre continuiamo a cercare piccole distrazioni quotidiane.
La lavorazione dell’album ha coinvolto nuovamente James Ford, già produttore per Depeche Mode, Arctic Monkeys, Gorillaz e al fianco della formazione dai tempi di Romance. Le tracce sono state sviluppate dalla band collettivamente sperimentando ancora di più con sintetizzatori, campionamenti e manipolazioni elettroniche e cercando di evitare sonorità che richiamassero immediatamente gruppi del passato, ha raccontato il chitarrista Conor Curley. Un tentativo di costruire un linguaggio sempre più personale, senza però rinnegare le proprie influenze.

Una parte importante della scrittura è avvenuta anche durante i viaggi di Chatten in Europa, soprattutto tra Vienna e Venezia, mentre tutte le parti vocali sono state registrate a Palermo, in una casa affittata insieme a Ford, trasformando materassi e cuscini in una cabina di registrazione improvvisata. Tra le principali fonti d’ispirazione citate da Chatten c’è anche Mina, scoperta ascoltando Se telefonando in un negozio di dischi della sua città natale, Barrow-in-Furness. La voce della cantante è diventata per lui il simbolo della componente più umana ed emotiva dell’album, in contrasto con le atmosfere fredde e distopiche che caratterizzano i brani.
Una contrapposizione che attraversa tutte le undici tracce, che alternano melodie pop, elettronica, suggestioni industriali e riferimenti a una new wave che si potrebbe accostare a New Order, Depeche Mode e The Cure. Tra gli episodi più particolari senza dubbio Where Is Gone?, un duetto firmato in collaborazione con la pop star spagnola Rosalía, prima ospite a comparire in un disco della band di Dublino.

L’album si chiude con Intimate, immaginata da Chatten come la colonna sonora di una festa decadente ambientata in un mondo ormai al tramonto, tra ricchezza, eccessi e un futuro ormai compromesso. Un’immagine che riassume il contrasto al centro di Dopamine Chamber: la ricerca continua di piacere e bellezza in un presente attraversato da verità sempre più difficili da ignorare.

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